Carceri, nuovo detenuto suicida. Cgil: “emergenza umanitaria”

carcere_cellaDopo il primo suicidio dell’anno e i tagli del 15% dei fondi regionali, l’allarme del Garante, di Cgil e Uil

 

VELLETRI (Roma) – “Un suicidio figlio del sovraffollamento e delle difficilissime condizioni di vita che si è costretti ad affrontare nelle carceri”: è con queste parole che Angiolo Marroni, il Garante dei detenuti del Lazio, ha dato notizia del suicidio di Gianluca Corsi, 37 anni, presso il carcere di Velletri. Si tratta del primo suicidio del 2011 nei penitenziari della Regione, che nel 2010 ha registrato 11 analoghe vicende.

Il carcere di Velletri, dove Corsi era rinchiuso, vive una situazione di estremo sovraffollamento. Concepito per ospitare 208 persone, alla fine di gennaio registrava circa 166 detenuti di troppo. Con l’aggravante della presenza di un nuovo padiglione, già costruito e pronto per l’uso, e costretto alla chiusura anche per le gravi carenze di organico fra gli agenti di polizia penitenziaria. Una situazione che è destinata a peggiorare, se possibile, come conferma ancora Marroni, in seguito ai recenti tagli ai fondi per il funzionamento delle carceri regionali. Tagli che sfiorano il 15 per cento rispetto allo stanziamento del 2010, e che, come ha denunciato il Garante, “non faranno altro che aggravare la situazione, con conseguenze terribili per le attività di trattamento e, soprattutto, per quelle di assistenza e di tutela psichica per moltissime persone recluse che, senza un adeguato sostegno, corrono il rischio concreto di commettere gesti estremi”.

angiolo-marroniE l’allarme sulle carceri del Lazio arriva oggi anche dalla Cgil regionale, nel corso di un’iniziativa presso la casa circondariale di Rebibbia. Il bilancio fornito dal sindacato parla di “6.400 persone attualmente detenute nelle carceri del Lazio, a fronte di una capacità delle strutture penitenziarie di accoglierne 4.600”. Non esita a parlare di “vera e propria emergenza umanitaria nelle carceri del Lazio” il segretario regionale Fp Cgil Lorenzo Mazzoli, “dovuta al sovraffollamento e al personale sottorganico”. A Rebibbia, prosegue Mazzoli, “ci sono 1.682 detenuti a fronte di una capienza di 1.200 e solo 800 agenti rispetto agli 1.705 previsti dall’organico”, di cui solo il 50% lavora a contatto diretto con i carcerati”. Il sindacato chiede “alla Regione di adoperarsi di più sui detenuti ed in generale sulle strutture in cui vivono”, in particolare relativamente allo stato di salute dei detenuti stessi: come spiega il segretario, dei soggetti attualmente detenuti nella Regione Lazio “il 25% è tossicodipendente, il 40% ha l’epatite ed il 7,5% l’Hiv”.

Alla denunce di Marroni e Mazzoli si aggiunge quella del sindacato penitenziario Uil-PA, che esprime preoccupazione per lo stato di degrado in cui versa tutto il sovraffollato sistema penitenziario italiano. Un vero e proprio “pallottoliere delle morti che non arresta la sua tragica conta, anche perché”, continua ancora il segretario del sindacato Eugenio Sarno, “chi è preposto a gestire il sistema penitenziario italiano si contraddistingue per indifferenza, distanza e insensibilità”. Un atto di accusa che riguarda “l’intero Governo incapace di proporre la benché minima soluzione alla tante, troppe, criticità che affogano l’universo carcere nel mare dell’inefficienza, della disumanità, della dignità umana vilipesa sopraffatta e dei diritti negati”.

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