Federlazio: Pmi alla canna del gas. Servono misure urgenti per rilanciarle.

flammini_maurizio_Le piccole e medie imprese del Lazio sono allo stremo. Serve un cambio di strategia nelle politiche economiche del territorio per ridare slancio all’economia. Parola di Federlazio

di Nerina Stolfi

“Le imprese non hanno più fiato. Siamo di fronte a una situazione straordinaria che richiede strategie e interventi necessari a far ripartire l’economia”. Lo afferma il presidente della Federlazio Maurizio Flammini commentando l’indagine congiunturale sulle Pmi del Lazio aggiornata all’ultimo semestre del 2010.
Dall’indagine svolta su un campione di 350 aziende associate risulta che nel corso del secondo semestre 2010 l’andamento degli ordini ottenuti in base al mercato di provenienza mostra un rallentamento rispetto allo scorso semestre, periodo nel quale invece si era registrato un generale miglioramento.

In particolare, per quanto concerne gli ordini dall’UE il saldo, pur ancora positivo, crolla di 10 punti attestandosi a +3 dal precedente +13. La situazione è analoga per gli ordini provenienti dall’area extra-Unione Europea, dove il saldo è +8 dal precedente +24, con una riduzione di 12 punti. In lieve controtendenza l’andamento degli ordini dal mercato nazionale: il saldo difatti, pur restando negativo, passa da – 9 a -5, recuperando + 4 punti.
Torna negativo anche l’andamento della produzione nel secondo semestre 2010, pari a -2 rispetto al +1 riscontrato nella prima parte del 2010. Sul versante degli investimenti, la percentuale di imprese che ha dichiarato di averne effettuati nel secondo semestre 2010 è pari al 31,7%, in diminuzione rispetto al precedente 34,5%. Nel secondo semestre 2010 si attenua la percentuale di imprese che ha ridotto l’occupazione e, sebbene le imprese che hanno assunto siano anch’esse in calo il saldo di opinioni, pur negativo, migliora con un recupero di 8 punti, passando così da -14 a -6.

Il questionario riguarda anche le previsioni delle aziende laziali per il 2011. “Abbiamo chiesto alle imprese campione – sottolinea Flammini – di esprimersi sull’ampliamento dell’organico nei prossimi sei mesi. Il saldo atteso recupera 4 punti, tornando lievemente positivo (a +1 dal precedente -3), mentre per quanto riguarda gli investimenti registriamo un calo: prevedono di farne il 28,9% (rispetto al precedente 32,1%)”. 
“In buona sostanza – spiega il presidente – potremmo sintetizzare così: laddove le cose migliorano (mercato interno), migliorano poco, laddove esse peggiorano (mercato estero) peggiorano più nettamente. Tutto questo ci fa affermare che siamo ancora lontani da una decisa inversione del trend. Quello che risulta è che le nostre imprese perseguono una strategia fatta di piccolo cabotaggio, di navigazione a vista, con il rischio della tempesta che incombe sempre sulla loro testa e, oltretutto, senza che si scorgano in prospettiva segnali di bonaccia, che facciano  veleggiare con fiducia, con la certezza di una direzione e soprattutto di una meta da raggiungere. Vi è dunque la necessita che l’economia venga investita da una “scossa” virtuosa e da tutta una serie di interventi e strategie finalizzati a ridare fiato alle imprese, e che le stesse imprese hanno voluto indicare nella nostra indagine.

Queste in sintesi: risolvere l’annoso problema dei ritardi di pagamento della P.A. e dei privati; ridurre la pressione fiscale; agevolare il credito; contare su bandi di gara più piccoli e più a misura di pmi, rifinanziare tutti gli strumenti che promuovono l’internazionalizzazione; giungere all’approvazione in Consiglio regionale del nuovo Piano Casa (con le migliorie che Federlazio ha suggerito) e, in tempi rapidi, della regionale sullo Small Business Act”.

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