Istat: l’agricoltura riprende fiato, ma i conti restano in rosso

agricoltura-sliderTorna a crescere il valore aggiunto dell’agricoltura, ma la situazione del settore resta estremamente difficile

 

ROMA – “Invertire la rotta e riprende a salire il valore aggiunto in agricoltura che chiude il 2010 con segno positivo dopo il crollo del 3,1 per cento dello scorso anno”. Lo rileva la Coldiretti commentando la performance del settore primario in base alle rilevazioni preliminari sul Prodotto interno lordo (Pil) diffuse dall’Istat. Nel 2010 si è verificato – sottolinea la Coldiretti – un leggero recupero dei prezzi alla produzione che in media hanno fatto registrare un aumento del 3,7 per cento, per effetto soprattutto del recupero negli ultimi mesi dell’anno. Per cereali e lattiero caseari l’aumento è stato rispettivamente del 10,2 per cento e del 10 per cento, dopo i crolli degli anni scorsi. Ad aumentare nel corso dell’anno scorso sono stati però anche i costi di produzione con una crescita dello 0,5 per cento.

La produzione agricola subisce invece complessivamente una contrazione imputabile alla riduzione delle colture vegetali e ad una crescita di tutte le attività di allevamento. Nonostante i segnali di ripresa, durante l’anno – sostiene la Coldiretti – si sono manifestati gravi crisi in settori-chiave dell’economia agricola, dalla pastorizia alla raccolta del pomodoro destinato alla trasformazione industriale fino all’allevamento dei suini, anche per effetto delle inefficienze, delle furbizie e delle speculazioni lungo la filiera agroalimentare che porta a sottopagare la produzione agricola.

“La crescita messa a segno dall’agricoltura è un elemento confortante, ma va preso con le dovute cautele – commenta Giuseppe Politi, presidente della Cia, Confederazione italiana agricoltori – Il settore, pur in presenza di una crescita del valore aggiunto, fa ancora i conti con aziende oberate da onerosi costi produttivi, contributivi e burocratici, da prezzi sui campi non remunerativi, da redditi sempre più falcidiati. Non solo. Si deve anche pensare che l’incremento del quarto trimestre dello scorso anno viene dopo un lungo periodo di continue e preoccupanti flessioni che non sono state affatto recuperate.

Crediamo indispensabile – conclude Politi – che da parte dell’esecutivo vi sia un reale presa di coscienza della gravità delle questioni che condizionano i produttori. C’é l’urgenza di interventi mirati e concreti per contrastare l’attuale emergenza e per valorizzare e promuovere il “made in Italy” nel mondo”.
Grazie infatti ai prodotti tipici nostrani, le esportazioni nazionali sono cresciute nel 2010 del 15,7 per cento, con una dinamica più vivace verso i paesi extra Ue.

In particolare, nel 2010 le esportazioni dei prodotti agricoli freschi hanno registrato un aumento “boom” del 21,3 per cento a livello tendenziale, mentre l’export dei trasformati alimentari ha segnato quota più 10,8 per cento. “Ecco perché – conclude la Cia – ora più che mai, è importante continuare con l’opera di valorizzazione dei prodotti simbolo della nostra agricoltura nel mondo”.

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