Protezione Civile: l’Italia sempre più a rischio idrogeologico

frana-1Uno studio in collaborazione con Legambiente: i danni e le vittime si potrebbero evitare mettendo in sicurezza il territorio nazionale  

 

ROMA – Ammontano a oltre tre miliardi di euro i danni provocati da eventi meteorologici particolarmente gravi, nel solo 2010, nelle diverse regioni italiane, senza contare le gravi conseguenze che questi hanno portato all’economia e all’occupazione dei territori interessati. 

Il dato emerge dal documento dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.) per la riduzione del Rischio Idrogeologico. L’allungarsi della catena di disastri territoriali, registrata nel 2010 a causa di diversi eventi meteorologici importanti, ha posto in evidenza, ancora una volta, la drammatica situazione di vulnerabilità del territorio del nostro Paese, cui non è garantito un adeguato stato di sicurezza idrogeologica.

Uno studio del ministero dell’Ambiente attesta infatti che il 9,8% del territorio nazionale è interessato da aree ad alta criticità idrogeologica, che riguardano circa 3 milioni di ettari. A questo si aggiunge un’indagine realizzata congiuntamente dal dipartimento della Protezione Civile e Legambiente, da cui emerge che oltre 3,5 milioni di cittadini (6% della popolazione) sono esposti al pericolo di frane o alluvioni. Si tratta di abitazioni, industrie, infrastrutture, perfino scuole ed ospedali costruiti in aree a rischio.

Da questo studio l’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni ha elaborato una serie di proposte, finalizzate alla riduzione del rischio idrogeologico allo scopo di offrire un valido contributo per un’azione di prevenzione perlomeno nell’ambito dei territori di competenza dei Consorzi di bonifica. La proposta complessiva ammonta a 5.723 milioni di euro, riferiti a progetti quasi tutti cantierabili, per 2.519 interventi.

“Si è certamente consapevoli – dichiara l’Anbi – delle difficoltà connesse al debito pubblico, ma è indispensabile individuare soluzioni idonee per il reperimento delle risorse, anche attraverso una proiezione quindicennale dell’impegno di spesa, che potrebbe realizzarsi mediante mutui, secondo una soluzione già adottata nel recente passato”.

Potrebbero interessarti anche