Il j’accuse dei vescovi ai politici: “La collettività è sgomenta”

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Per Bagnasco la logica conflittuale dura da troppi anni e servirebbe maggiore sobrietà

 

di GIANNI VALENTE

CITTÀ DEL VATICANO – I vertici della Chiesa italiana evitano di farsi incastrare nel tritacarne del caso Ruby. Nella prolusione letta dal cardinale-presidente Angelo Bagnasco al consiglio permanente della Cei e prefigurata nei giorni scorsi da qualcuno come una possibile “spallata ecclesiastica” al governo Berlusconi si legge la chiara intenzione di smarcarsi dal gioco delle letture interessate, con l’invito per tutti a superare “in modo rapido e definitivo la convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale”.

Lo scenario descritto con allarme dal successore di Ruini alla guida della Cei è quello di una crisi di sistema logorante in cui “i poteri non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni”. In questo quadro, i riferimenti più espliciti alla rovente attualità politico-giudiziaria si sottraggono ad ogni endorsement nei confronti dei poteri e dei fronti politici in lotta. Da una parte Bagnasco ha preso atto del moltiplicarsi di “notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci, veri o presunti, di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza”. Dall’altro, l’arcivescovo ha dato conto anche delle domande di chi «si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine”. In questa escalation, che vede il continuo passaggio “da una situazione abnorme all’altra”, secondo Bagnasco a rimetterci è “l’equilibrio generale” e “l’immagine generale del Paese”, mentre “la collettività guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale”.

Il richiamo del presidente della Cei ai poteri e ai protagonisti della scena pubblica è quello di “auto-limitarsi, di mantenersi cioè con sapienza entro i confini invalicabili delle proprie prerogative”. Un appello che probabilmente inquadra nel mirino anche le clamorose iniziative investigative messe in campo dai magistrati milanesi. Ma che difficilmente potrà essere usato come una sorta di indulgenza plenaria ecclesiasticamente autorizzata sul modus vivendi berlusconiano emerso dalle inchieste mediatico-giudiziarie intorno alle feste della villa di Arcore. Citando una su precedente prolusione risalente ai giorni del caso-Boffo, Bagnasco ha ribadito che “chiunque accetta di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda (cfr art. 54)”.

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