Eni, Libia e Russia al centro dell’audizione alla Camera

eni_libia_0Scaroni: in Libia interrotta la produzione di petrolio. E sui siti chimici dismessi: 3 miliardi di euro per bonificarli

 

ROMA – I rapporti con la Libia e con la Russia ma anche le strategie per il futuro, le energie rinnovabili e la bonifica dei danni ambientali provocati da stabilimenti dismessi sono stati al centro dell’audizione di questa mattina dell’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni alla Commissione Bilancio della Camera. 

L’argomento più scottante sul tavolo è sicuramente quello della Libia, Paese in cui l’Eni ha interrotto la produzione di petrolio. “Abbiamo terminato la produzione – ha annunciato Scaroni a margine dell’audizione – anche a causa di un problema di spedizioni”. In Libia, in particolare, l’Eni produce gas per uso domestico alimentando tre centrali elettriche nella zona di Tripoli. Al momento, ha spiegato Scaroni, è difficile capire quando riprenderà l’immissione del gas libico nel gasdotto Greenstream, interrotta nei primi giorni della crisi che ha travolto il Paese nordafricano; tuttavia, ha rassicurato, i rapporti con la Libia “non sono affatto compromessi” e una rinuncia agli investimenti è “una rinuncia da poco, perché ne avevamo pochi”. Scaroni ha poi tenuto a precisare che l’Eni non ha rapporti con il governo libico, ma solo con la compagnia nazionale che si occupa di gas: “Questo – ha aggiunto – ci mette al riparo da tutta una serie di problemi che potremmo avere nel trattare con un governo che al momento non viene riconosciuto da nessuno”.

Non solo Libia, però: Scaroni ha avuto modo anche di parlare di Russia. L’Eni, ha spiegato, “sta litigando furiosamente con Gazprom sui prezzi per la fornitura di gas, ma questo fa parte delle dinamiche commerciali e non incide sui rapporti. Consideriamo il rapporto con Mosca – ha aggiunto – un punto di forza della nostra azienda: la Russia non ha mai dato problemi e quindi siamo ben contenti di mantenere i rapporti con loro”. Siamo presentissimi in Kazakhstan, ha poi risposto Scaroni a chi lo accusava di mettere in atto tentativi di sfilarsi dal paese asiatico, spiegando che nel Paese sono la lavoro migliaia di persone: “Dal Kazakhstan ricaviamo un importante fatturato – ha detto l’ad – e fra poco più di 12 mesi verrà avviata la produzione in Kashagan, mentre si prosegue con l’avvio di quella in Karashaganak.

Per quanto riguarda le energie rinnovabili, Scaroni ha aggiunto di essere “d’accordo con il decreto Romani”, perché “è bene puntare su questo tipo di energie, che sono l’unica risposta che ha l’umanità per far fronte ai bisogni energetici a lungo termine”. Ma ha poi aggiunto che “non bisogna farne troppe altrimenti si colpiscono le bollette”. Scaroni ha poi parlato anche delle strategie future, spiegando che l’Eni potrebbe “rivedere la scelta del controllo di Snam Rete Gas”, aggiungendo poi che eventualmente l’operazione avverrebbe “di intesa con il governo, che ha una golden share e giustamente vorrebbe sapere dove potrebbe finire questa infrastruttura”.

Si è parlato, infine, anche della bonifica e del rimborso dei danni ambientali e degli investimenti correlati in nove grandi siti chimici dismessi e inquinati: l’Eni potrebbe mettere in campo tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro. I siti in questione sono quelli di Porto Torres, Gela, Priolo, Crotone, Brindisi, Cengio, Pieve Vergante, Mantova e Napoli orientale: “Abbiamo ereditato tutti questi cadaveri della chimica italiana che qualcun’altro ha inquinato e stiamo cercando di raggiungere un’intesa di modello europeo per chiudere una volta per tutte i siti”.

Potrebbero interessarti anche