Acqua, per i cittadini del Lazio è sempre più cara

acqua-slider Valori in aumento in tutta la nazione. A Viterbo si registrano i maggiori incrementi di prezzo: +53,4% a Viterbo

 

ROMA – Alla vigilia della Giornata Mondiale dell’acqua vengono pubblicati i risultati di molte indagini relative al nostro “bene più prezioso”. Secondo i dati diffusi dall’Istat, i consumi di acqua potabile registrano aumenti in tutta la nazione; i costi per le famiglie, però, sono alle stelle. Stando a quanto reso noto dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, associazione che tutela i diritti dei cittadini e dei consumatori, è proprio nel Lazio che si registra il maggiore incremento del prezzo, pari al 11,9 per cento, a fronte di aumenti medi su base nazionale del 6,7 per cento. Viterbo è la città in cui il costo dell’acqua è cresciuto di più in Italia: +53,4 per cento.

Secondo l’Istat, nel 2008 sono stati erogati su scala nazionale 92,5 metri cubi di acqua potabile per abitante, con un incremento dell’1,2 per cento negli ultimi dieci anni. Tale valore, precisa l’Istat, è costituito dall’acqua consumata, misurata ai contatori dei singoli utenti, e dalla stima dell’acqua non misurata, ma consumata per diversi usi (luoghi pubblici, fontane, acque di lavaggio delle strade, innaffiamento di verde pubblico, ecc.). Considerando i consumi pro-capite nei 27 paesi dell’Unione Europea per il periodo 1996-2007, l’Italia, con consumi intorno ai 92 metri cubi annui per abitante, presenta valori superiori alla media europea, pari a 85 metri cubi annui per abitante. In particolare i consumi medi in Italia risultano inferiori rispetto alla Spagna (100 metri cubi) e al Regno Unito (110 metri cubi) mentre risultano superiori ai Paesi Bassi (73) e alla Germania (57).

Migliora il giudizio delle famiglie sull’erogazione di acqua potabile. Il 10,8 per cento delle famiglie italiane lamenta irregolarità nell’erogazione dell’acqua nel 2010 contro il 16,2 per cento del 2001. Il problema è dichiarato soprattutto dalle famiglie residenti nel Mezzogiorno (18,7 per cento). All’opposto, appena il 5,8 per cento delle famiglie del Nord dichiara irregolarità nell’erogazione dell’acqua. Anche la diffidenza nel bere acqua di rubinetto diminuisce ma si manifesta ancora elevata nel Paese: il 32,8 per cento delle famiglie ha al suo interno uno o più componenti che dichiarano di non fidarsi a berla contro il 42 per cento del 2001.

L’acquisto dell’acqua minerale, tuttavia, è diventato la prima voce di spesa del bilancio familiare per le bevande. Da elaborazioni Coldiretti sulla base dei dati Istat emerge che ogni famiglia spende in media per l’acqua da bere 19,71 euro al mese dei 41,06 euro destinati complessivamente alla spesa per analcolici ed alcolici. Per il vino, invece, la spesa media familiare mensile è stimata pari a 12 euro. La spesa media delle famiglie per l’acquisto di acqua minerale – sottolinea Coldiretti – varia lungo la penisola da un massimo di 20,34 euro nel Nord a un minimo di 18,75 nel Mezzogiorno.

Tornando ai dati sul servizio idrico integrato per uso domestico (acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, quota fissa o ex-nolo contatori), secondo l’indagine di Cittadinanzattiva il costo dell’acqua ha registrato forti incrementi. In particolare, nel Lazio una famiglia sostiene una spesa media annua di 245 euro per il servizio idrico integrato, a fronte di una spesa media nazionale pari a 270 euro. Inoltre, Frosinone è il capoluogo dove l’acqua per uso domestico costa di più (280 euro annui), Rieti la città dove costa meno (205 euro). I dati raccolti – precisa l’Osservatorio – sono relativi all’anno 2009, sono riferiti ad una famiglia tipo di tre persone con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua e sono comprensivi di Iva al 10 per cento.

“I cittadini chiedono responsabilità riguardo l’uso e la gestione delle risorse idriche, nella speranza di potersi presto esprimere sui due quesiti referendari”, commenta Antonio Gaudioso, vicesegretario generale di Cittadinanzattiva. “Di certo, l’escalation senza freni delle tariffe dell’acqua che da anni registriamo in tutta Italia – continua – giustifica ampiamente la richiesta di svincolare le tariffe all’adeguatezza della remunerazione del capitale investito. Infatti, contrariamente alle promesse ventilate in favore della privatizzazione delle acque pubbliche, in tutti i casi si è assistito, dopo alcuni mesi dall’introduzione della gestione privata, ad un aumento dei prezzi e delle tariffe. Il risultato è sotto gli occhi di tutti – conclude – con la figuraccia seguita al recente stop da parte dell’Unione Europea alle deroghe per i livelli di potabilità delle acque potabili in diverse zone del Paese”.

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