Mazzini e la musica, in mostra a Roma

mazzini_e_la_musica_largeFino al 29 maggio il Museo Napoleonico ospiterà opere e oggetti che raccontano il Giuseppe Mazzini musicologo

 

ROMA – E’ stata presentata oggi la mostra “Giuseppe Mazzini e la musica”, in programma fino al 29 maggio al Museo Napoleonico della Capitale, promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito delle celebrazioni di Italia 150. Il consulente Paolo Peluffo, che insieme alle studiose Maria Elisa Tittoni e Anna Villari ha curato l’esposizione dedicata ad un lato meno conosciuto della personalità di Mazzini, ha raccontato che la mostra “é parte di un ampio lavoro che si concluderà a settembre con l’inaugurazione della domus mazziniana a Pisa”.

Ad accogliere i visitatori è il piccolo olio firmato nel 1846 da Emilie Ashurst, uno dei rarissimi dipinti per cui Mazzini accettò di posare vincendo la proverbiale riservatezza. Il volto affilato, la fronte spaziosa, lo sguardo fermo del “padre della patria” sono quasi trincerati dentro la redingote nera, sotto un cielo rosso come la passione che animò gli uomini che fecero il Risorgimento. Il quadro, in arrivo dall’Istituto mazziniano di Genova e restaurato grazie al comitato di Italia 150, è opera della figlia di un intellettuale radicale cara a Mazzini negli anni londinesi. “La mostra – ha detto infatti Peluffo – mira soprattutto all’aspetto inglese di Mazzini, che tanto a lungo visse in quella terra da essere considerato a pieno titolo un intellettuale inglese. E a Londra infatti la mostra arriverà, ospitata all’Istituto Italiano di Cultura”.

L’esposizione ospita le opere e gli oggetti che raccontano il legame di Mazzini con il mondo musicale. Tra questi la mostra accoglie una delle tre amate chitarre, ereditata dalla madre e donata nel 1866 a Jannet Nathan, i suoi spariti e testimonianze originali come il testo della Filosofia della Musica del 1836 e il Canto della mandriane bernesi, scoperte negli anni dell’esilio in Svizzera. Degno di nota è anche il bozzetto di Giulio Monteverde del monumento a Mazzini che campeggia a Buenos Aires.

Amico di molti artisti, da Mario Candia, la cui casa parigina venne utilizzata come base per incontri e cospirazioni patriottiche, alla soprano Giulia Grisi e il poeta Antonio Ghislanzoni, Mazzini colse subito il valore sociale e rivoluzionario della musica, intuendo quanto il suo mestiere di critico dovesse coincidere con il suo impegno civile. Un progetto di musica quasi “sociale e rivoluzionaria”, chiave d’accesso alla natura di un popolo perché i giovani si innalzassero “collo studi dé canti nazionali delle storie patrie”. Tanto da arrivare a definire, si legge negli scritti autografi, Paganini solo un bravo esecutore, probabilmente perché legato agli austriaci, e Rossini invece “il Napoleone della musica”, ma sin troppo genio prevaricatore.

Momento clou è l’incontro con Verdi, nell’estate parigina del 1848, quando Mazzini chiese al compositore di musicare le parole dell’Inno di Mameli, il cui spartito è oggi in mostra nell’edizione originale del ’48 e quella del 1865. Infine, la mostra prova a ricostruire anche il rapporto tra Mazzini e Bonaparte, in particolare con Carlo Luciano, uno dei capi del partito democratico, fra i primi insieme a Garibaldi a proporre la nascita di una Repubblica italiana.

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