Scioperi: oggi stop dei treni, domani anche bus-metro-tram

sciopero

Incrociano le braccia gli addetti al trasporto pubblico locale e ferroviario. Il contratto è scaduto dal 2007

 

 

ROMA – Si prospettano giornate “nere” per chi prende il treno e per chi usa i mezzi pubblici: i sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugltrasporti, Orsa Trasporti, Faisa e Fast hanno indetto uno sciopero nazionale di 24 ore nel trasporto pubblico locale e ferroviario, che riguarda circa 240mila lavoratori. La protesta è cominciata oggi “per il mancato rinnovo del contratto nazionale scaduto da oltre due anni e per i tagli al trasporto locale”. Sono già fermi i bus che effettuano i servizi extraurbani e dalle 21 di stasera incrocerà le braccia il personale dei treni. Domani la protesta interesserà gli addetti dei servizi urbani di bus, metro e tram.

Queste le modalità dello sciopero nella Capitale: gli addetti al trasporto ferroviario e ai servizi e attività accessorie si fermeranno dalle 21 di oggi alla stessa ora di domani ma Ferrovie dello Stato ha informato che circolerà comunque il 73 per cento degli oltre 520 treni a lunga percorrenza previsti e tutti i treni regionali nelle fasce oraria di garanzia (6-9; 18-21). La protesta dei mezzi pubblici urbani sarà invece in atto dalle 8.30 alle 17.30 di domani e dalle 20 a fine servizio. A partire dalle 10 di domattina si terrà, presso il Teatro Italia, l’assemblea dei quadri e delegati.

Le sette sigle sindacali hanno spiegato – in un incontro con i giornalisti – le ragioni della vertenza: da un lato il contratto scaduto a dicembre 2007 e la mancata definizione, ad oggi, del contratto unico della mobilità, che servirebbe a regolamentare il mercato; dall’altro, i tagli di 823,3 milioni (dagli iniziali 1.675,3 poi reintegrati con 850 milioni) su uno stanziamento pubblico di 7 miliardi (5 per i contratti di servizio con le Regioni e due per quelli con Trenitalia), che potrebbero ulteriormente assottigliarsi se le Regioni, dal Lazio in giù in particolare, ne dirottassero parte ad altri settori deficitari, come la sanità. Inoltre, hanno riferito i sindacati, le associazioni delle aziende ritengono che mancheranno ulteriori 200 milioni dal gettito delle accise sul carburante. Comunque, è stato sottolineato dai sindacati, non ci sarebbero effetti sull’occupazione né sul servizio.

Una protesta “fuori misura”, ha attaccato Marcello Panettoni, presidente di Asstra, l’associazione che rappresenta il 95 per cento del trasporto pubblico locale e il 75 per cento di quello extraurbano e regionale che “fa muovere 15 milioni di persone al giorno”. L’associazione (anche a nome della più piccola Anav) accusa i sindacati di “non comprendere la reale situazione del settore”, e la politica “che non decide se mantenere in piedi il trasporto pubblico locale”. I segretari generali di Fit-Cisl, Filt-Cgil e Uiltrasporti hanno così scritto al presidente della Conferenza Stato Regioni Vasco Errani chiedendo un incontro urgente, lamentando che le aziende negano il rinnovo del contratto perché incolpano le Regioni di non aver versato i fondi provenienti dalle accise e costringendo decine di migliaia di lavoratori a scioperare e milioni di italiani a subire disagi.

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