Diritti del malato, nel Lazio un anno per un’ecografia

ospedalePiù di 180 giorni per una cardiologia, oltre 280 per un eco-color doppler. E le liste di attesa vengono raggirate

 

di Nerina Stolfi

ROMA – Una regione, il Lazio, in cui si può arrivare ad attendere 340 giorni per poter fare un’ecografia, oltre 280 giorni per un eco-color doppler, più di 180 per una visita cardiologica, ed appena due mesi per una visita oculistica o urologica.

È questa la radiografia della sanità regionale messa sotto i raggi x da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato e raccolta nel II rapporto. Lo scenario è decisamente “poco edificante”. I cittadini infatti ne escono disorientati e a caccia di informazioni, in ansia per presunti errori diagnostici e terapeutici, in lotta tra loro per accedere alle prestazioni ma il più delle volte vittime di un sistema di “liste di attesa colabrodo, buono solo per essere aggirato e sfruttato per fini personali”.

Nel 2010, segnala il rapporto, le prestazioni erogate e non prenotate nella Regione Lazio sono state ben 8.751.821, pari al 62,9% del totale delle prestazioni erogate. Questo dato si colloca fuori da ogni controllo del Servizio regionale di prenotazione, e non fa che alimentare in tanti cittadini un comune senso di ingiustizia perché può facilmente nascondere un sistema di favoritismi, clientele e concussione, se non di corruzione. A Roma percentuali particolarmente alte di prestazioni erogate ma non prenotate si riscontrano presso l’Umberto I (85,8% di prestazioni “fuori lista”) e ASL Roma H (64,9%). In provincia, si distingue in negativo l’ASL Viterbo (70,9%), seguita da ASL Frosinone (68,1%) e ASL Latina (67,6%); valori più contenuti presso l’ASL Rieti (49,5%).

Per Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, i cittadini del Lazio, oltre al grave problema delle liste di attesa, sono alle prese con le tante contraddizioni della sanità regionale, alla luce dei 4023 casi giunti al servizio Pit (Progetto integrato di Tutela) di Cittadinanzattiva Lazio dal 1 gennaio al 31 dicembre 2010. “Con un sistema sanitario in fase di ristrutturazione noi crediamo che il principio della contestualità sia sacrosanto – ha sottolineato Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva – Si chiudono i servizi solo laddove si riesce a garantire contestualmente l’apertura di nuovi e più adeguati servizi sanitari”.

I problemi più sentiti dai cittadini? La mancanza di informazione e il conseguente disorientamento (18,2%), i presunti errori (17,2%) e la difficoltà di accesso alle prestazioni (11,9%). Seguono, rapporto con medici-personale sanitario (8,7%), denunce varie (7,1%), invalidità e accompagno (5,4%), liste di attesa (5%).

Dieci le proposte avanzate per una “sanità regionale non più centrata solo sul tema ‘posti letto'”: adeguare il finanziamento regionale in considerazione del ruolo della città di Roma; rafforzare l’integrazione territorio-ospedale e quella socio-sanitaria; rafforzare il ruolo di programmazione della Regione; puntare sui medici di famiglia e pediatri; affrontare il tema dell’assistenza domiciliare; ridefinire in maniera più equa le rette per gli utenti delle Rsa; approvare il Piano regionale di governo delle liste di attesa; potenziare i Piani per la trasparenza; implementare politiche locali della sicurezza; adottare al livello aziendale la Carta della qualità in chirurgia e la Carta della qualità in medicina interna.

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