Codacons, il Tar respinge ricorso contro l’Aifa

farmaci-Secondo il Tribunale amministrativo, il diritto d’accesso non può diventare una forma di controllo dell’amministrazione

 

ROMA – Le associazioni dei consumatori non hanno potere di controllo sugli atti amministrativi ma devono limitarsi alla tutela degli interessi dei consumatori. È questa, in sintesi, la motivazione con cui il Tar del Lazio ha respinto, lo scorso 5 aprile, il ricorso presentato dal Codacons contro l’Agenzia Italiana del Farmaco. L’Associazione dei consumatori, si legge infatti nella sentenza, “non contempla un generale potere di accesso a fini ispettivi ma esplicitamente limita la tutela degli interessi collettivi ad ipotesi specifiche”.

Il Codacons, insieme all’Associazione Italiana per i Diritti del Malato, era ricorso alla Corte per opporsi al rifiuto posto dall’Aifa alla richiesta di accesso ai documenti amministrativi relativi alla pubblicazione del volume di Elio Guzzanti “Assistenza primaria in Italia”. In particolare, il Codacons aveva fatto istanza di accesso a una serie di atti per verificare la sussistenza di un ipotetico conflitto di interesse nel settore farmaceutico.

Il reato si sarebbe riscontrato nel caso in cui il volume di Guzzanti, ex-ministro della Salute e attuale commissario ad acta per la Sanità della regione Lazio, fosse stato finanziato da società farmaceutiche e promosso e realizzato da organizzazioni mediche che nominano membri del Comitato Tecnico Scientifico dell’Aifa, commissione che influenza l’ammissibilità dei farmaci sul mercato.

Il Tribunale amministrativo regionale, pur riconoscendo al Codacons la rappresentatività degli interessi della collettività sul territorio nazionale, ha ribadito che tale prerogativa “non giustifica un generalizzato e pluricomprensivo diritto alla conoscenza di tutti i documenti riferiti all’attività di un gestore del servizio, ma solo degli atti, relativi a servizi rivolti ai consumatori, che incidono in via diretta ed immediata, e non in via meramente ipotetica e riflessa, sui loro interessi”.

Sulla falsariga di quanto stabilito dal Consiglio di Stato, il Tar ha quindi ribadito la funzione del diritto di accesso ai documenti amministrativi garantito dalla legge 241 del 1990: tale norma è “volta a tutelare solo l’interesse alla conoscenza” e non può quindi trasformarsi “in uno strumento di ispezione popolare sulla regolarità e trasparenza del servizio”, per di più sulla base di “mere ipotesi di possibili irregolarità”.

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