Continua il braccio di ferro tra Enac e Aeroporti di Roma

fiumicino-sliderTrovare un punto d’incontro tra le due società sembra difficile. E il piano di sviluppo di Fiumicino è fermo

 

ROMA – Sono giorni cruciali per il futuro degli aeroporti romani. Entro fine settimana dovrebbe chiudersi il braccio di ferro tra l’Enac, che vigila sul volo civile, e la concessionaria Adr, società che fa capo alla Gemina del gruppo Benetton e gestisce gli scali romani di Fiumicino e Ciampino. La svolta, però, potrebbe arrivare già oggi dall’audizione alla Presidenza del Consiglio dove si tenterà una mediazione tra i due contendenti. Sul tavolo c’è il contratto di programma per la gestione del principale aeroporto italiano. La partita è grossa ed interessa da vicino tutti i romani: il governo infatti pretende determinati investimenti e la società di gestione pone la pregiudiziale dell’aumento delle tariffe aeroportuali. Trovare un punto d’incontro, in questo momento, sembra un’operazione difficilissima.

Ieri, intanto, il Consiglio di Amministrazione di Enac ha approvato la relazione tecnica, presentata dal presidente Vito Riggio, sul contratto di programma con Adr per gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino. Tutto lascia pensare che Riggio si presenterà oggi a Palazzo Chigi con una posizione netta sul progetto di sviluppo presentato da Adr. Per la società dei Benetton si profila insomma il prendere o lasciare. D’altronde Riggio, nelle ultime settimane, è stato chiarissimo: se l’accordo non si sblocca, a rimetterci sarà solamente Adr.

Le posizioni delle due parti sono ancora lontane, ma non toccano solo gli aspetti tecnici del piano di sviluppo. Se Riggio ha dichiarato di essere disposto a concedere aumenti tariffari ben più alti dei 3 euro a passeggero paventati mesi fa dal Governo, la società concessionaria punta i piedi sulla durata del periodo regolatorio e sull’indennizzo in caso di scadenza anticipata della concessione.

Adr cioè chiede certezze sul lungo periodo: non sono sufficienti i dieci anni garantiti dalla controparte governativa e vorrebbe concordare gli aumenti tariffari fino alla fine del periodo di concessione, cioè fino al 2044. La società presieduta da Fabrizio Palenzona reclama anche garanzie di “bancabilità” degli aumenti tariffari e chiede un congruo risarcimento in caso di ritiro della concessione prima della data di scadenza, anche se ciò dovesse avvenire per inadempienza del concessionario. Il che creerebbe uno scenario paradossale: nel sanzionare con la revoca della concessione un soggetto inadempiente, lo Stato contestualmente si impegnerebbe a risarcirlo. Ed è proprio per questo che la patata bollente dell’accordo di programma per gli aeroporti romani è finita a Palazzo Chigi.

Nel frattempo, il piano di sviluppo dell’aeroporto Leonardo da Vinci, presentato al Governo ormai due anni fa, è fermo. Si tratta di investimenti per un ammontare complessivo di 11 miliardi in venti anni, per un piano che si articola in due step temporali; una prima serie di interventi, da realizzarsi da qui al 2020, prevede investimenti per 2,3 miliardi di euro e il raggiungimento di 50 milioni di passeggeri annui (nel 2010 l’aeroporto Leonardo Da Vinci ha registrato un transito di oltre 36 milioni di passeggeri), mentre il più ambizioso piano a lungo termine ipotizza, a fronte di ulteriori 9 miliardi di investimenti, il raddoppio dello scalo seguito da un aumento del traffico aereo che dovrebbe raggiungere i 90-100 milioni di passeggeri entro il 2044.

I vertici della società concessionaria hanno parlato apertamente di un progetto di sviluppo che ridisegnerà tutto il sistema infrastrutturale romano e che avrà ricadute economiche positive sull’intero Paese, a cominciare dalle previsioni occupazionali di 30mila nuovi posti di lavoro per il solo progetto a medio temine e di 200mila posti per quello a lungo termine.

Il problema è che il braccio di ferro in corso con Enac sta bloccando tutto e di grandi cantieri aperti, a Fiumicino, non vi è traccia. Anzi, dai sindacati trapela che gli operai della maggiore ditta attiva all’interno dell’aeroporto sono quasi tutti in cassa integrazione e i lavori per il momento si limitano all’ordinaria manutenzione.

Nel frattempo l’assemblea degli azionisti di Aeroporti di Roma ha approvato il bilancio dell’esercizio 2010, che ha visto i ricavi del gruppo salire del 6,7 per cento rispetto al 2009 (così come il traffico aereo del sistema aeroportuale romano che, con 40,9 milioni di passeggeri è cresciuto nel 2010 del 5.9 per cento). Pur diminuendo del 6 per cento, l’indebitamento della società resta alto (1.239,7 milioni di euro), mentre gli investimenti del gruppo nell’esercizio 2010 sono stati di 106,7 milioni di euro, in crescita di 69,8 milioni di euro rispetto al 2009.

Gli aeroporti della Capitale, insomma, restano al palo. Mentre avanzano Linate e Malpensa: ieri l’Enac ha annunciato per il 4 maggio, data del prossimo Cda, l’approvazione definitiva e formale del contratto di programma con la società Sea per la gestione degli scali milanesi.

(Michele Sensini)

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