Farnesina, all’orizzonte tre anni di grandi cambiamenti

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Lo scenario degli avvicendamenti alle più importanti sedi dipomatiche italiane all’estero fino al 2014

 

ROMA – Evidentemente nel 1942 e nel 1943 vi fu un boom di nascite fra i bambini che, divenuti adulti, avrebbero vinto il concorso per la carriera diplomatica. Ecco perché, raggiunti i limiti di età, ancora provvisoriamente fissati al sessantesettesimo anno, parecchi funzionari, in numero inconsueto, fra il 2009 ed il 2010 hanno lasciato il servizio, e fra di essi i titolari di gran parte delle sedi di maggior prestigio.

Salvo eventi eccezionali (ad esempio, un cambio della guardia alla Segreteria generale), i loro successori resteranno in carica fino al 2013 o 2014, poiché la norma prevede una permanenza quadriennale, di rado suscettibile di brevi proroghe. Sotto il profilo della continuità della nostra politica estera il raro fenomeno di una occupazione quasi contemporanea delle principali sedi, che ne garantisce una altrettanto coeva tenuta, può essere stimato positivo.

Il sistema italiano, infatti, non contempla nomine al di fuori del corpo diplomatico (l’ultimo ambasciatore “politico”, Fenoaltea a Washington, ha cessato nel 1967), ed il governo del momento, tradizionalmente, deve attendere la scadenza naturale del mandato per deliberarne un altro. Un premio oggettivo alla professionalità, che però nella contingenza attuale produce frustrazione diffusa fra gli inquilini di grado più elevato della Farnesina non beneficiari delle ultime collocazioni. Quanti oggi superano la soglia dei 59-60 anni sono in effetti matematicamente esclusi dalle ambasciate eccellenti, libere non prima di un triennio, tenuto anche conto di come una recente legge, in anomala controtendenza rispetto ad un generalizzato aumento dell’età lavorativa, riporti, per l’avvenire, al vecchio limite del sessantacinquesimo  anno.

Senza ricorrere alla sfera di cristallo, ma solo disponendo delle date di inizio incarico, si può così disegnare uno scenario dei non imminenti avvicendamenti. Nella seconda metà del 2014 lasceranno Mosca Antonio Zanardi Landi, Londra Alain Economides, la rappresentanza alla Nato Riccardo Sessa, Madrid Leonardo Visconti, Pechino Massimo Iannucci, New Dehli Giacomo Sanfelice, la Santa Sede Francesco Greco. Entro il 2013 traslocheranno da Washington Giulio Terzi, dalla rappresentanza presso l’Onu a New York Cesare Ragaglini, da Parigi Giovanni Caracciolo, da Berlino Michele Valensise. A metà del 2012 scadono i quattro anni per Ferdinando Nelli Feroci alla rappresentanza presso la Ue, per Vincenzo Petrone a Tokyo e Gherardo La Francesca a Brasilia, e già nel 2011 per Claudio Pacifico al Cairo.

Ampi margini di ricambio sussistono comunque per la restante quota delle nostre 126 Ambasciate e per alcuni Consolati (106) il cui peso politico, economico e culturale non è inferiore a quello di ambasciate medio-piccole. Per tale schiera di sedi la panchina è lunga, e sono in molti a potersi fin d’ora scaldare i muscoli. Fra gli aspiranti ad un prossimo ingresso in campo, i 28 appena nominati “ministri plenipotenziari”, sostantivo dal sapore ottocentesco ma tuttora internazionalmente usato, che identifica un grado elevato, corrispondente a quello di dirigente generale nel resto della Pubblica amministrazione o di generale di corpo d’armata nell’Esercito, e secondo solo alla posizione di “Ambasciatore”.

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