Atac nel caos dopo le dimissioni di Basile

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Lascia l’ad del dopo-Parentopoli. Decisive le critiche al piano industriale e la decurtazione dello stipendio

 

ROMA – Non c’è pace al vertice di Atac, l’Azienda del trasporto pubblico romano. In un solo giorno si sono dimessi il presidente Luigi Legnani e l’amministratore delegato Maurizio Basile. Una decisione che spiazza il Campidoglio, avvertito soltanto a cose fatte, ma che soprattutto sembrerebbe essere stata dettata da un’eccessiva intromissione della politica all’interno dell’Azienda e dalla riduzione dello stipendio di Basile. Oltre a presidente e ad getta la spugna anche il presidente del Collegio dei Sindaci, Massimo Tezzon.

Arrivato alla guida dell’Atac lo scorso mese di ottobre per risanare i conti dell’azienda travolta dal profondo deficit di bilancio e dallo scandalo Parentopoli – con oltre 800 presunte assunzioni a chiamata diretta avvenute negli ultimi due anni – Basile era stato definito dal sindaco Gianni Alemanno, per cui aveva lavorato come capo di Gabinetto, “l’uomo giusto per gestire una fase di importante trasformazione della società”. C’è stato un grande stupore, spiega Alemanno, che prima si affretta a dichiarare che “non c’è alcun problema” e che il Comune “fronteggerà la situazione”, ma che poi ammette di “non comprendere le motivazioni di un atteggiamento del genere”.

La decisione delle dimissioni di Basile – per oltre un decennio impegnato nel risanamento ed il rilancio di aziende pubbliche e private – viene battuta dalle agenzie di stampa nel primo pomeriggio di ieri. E fa un gran rumore, considerato che Basile era l’uomo su cui Alemanno aveva puntato tutto dopo la cacciata dell’ex-amministratore delegato Bertucci. Ad appena sei mesi di distanza arriva invece la decisione di lasciare, preceduta dalla “fumata grigia” che si era già registrata all’interno del CdA di Atac, quando era stata discussa la bozza di piano industriale preparata da Basile, che aveva tra i punti qualificanti l’accorpamento di Atac Patrimonio all’interno dell’azienda, la riduzione del 20 per cento delle corse in perdita e l’aumento del prezzo del biglietto. Tutte misure decisamente impopolari e sgradite all’Amministrazione, già lanciata verso la prossima campagna elettorale.

Ma alla base dell’addio di Basile ci sarebbe anche l’improvvisa riduzione di stipendio, di cui la conferma è arrivata proprio ieri, di ben 275mila euro. In particolare, il Campidoglio chiese un parere alla Corte dei Conti sul compenso dell’amministratore delegato Basile – ritenuto troppo elevato, perché la retribuzione dei manager non può superare il 70 per cento della retribuzione del sindaco – senza informare i vertici dell’Atac. In seguito al parere negativo della Corte, lo stipendio è passato così dai 350mila euro ai 75mila euro l’anno. Alla base delle dimissioni di Legnani ci sarebbero, invece, la mancata risposta del Campidoglio al piano industriale 2011-2015 per il risanamento dell’azienda e accordi sindacali privati tra sigle di categoria e Comune.

L’abbandono dei vertici non diventerà effettivo prima del 16 giugno, quando dovrà essere approvato il bilancio, all’interno del quale sarà sancito un buco, per il 2010, tra i 130 e i 150 milioni di euro. Solo lo scorso anno il buco si attestava a 91 milioni. Una situazione tutt’altro che rosea, con le difficoltà di pagare i fornitori e il conseguente rischio di un blocco del servizio.

Perplessità sulle dimissioni di Basile sono state espresse da Umberto Marroni, capogruppo Pd in Consiglio Comunale, secondo cui “ormai sulla vicenda Atac c’è il caos. Non abbiamo capito – ha spiegato – se Basile si è dimesso o stia facendo pressioni indebite sul sindaco che l’ha nominato e la sua maggioranza”. Il consigliere ha poi attaccato l’Amministrazione capitolina: “Perché ancora non si è fatto nulla sullo scandalo Parentopoli? Chi decide le linee industriali di Atac? L’assessore al Bilancio o quello alla Mobilità?”. Per questo, secondo l’esponente dell’opposizione, Basile dovrebbe spiegare “perché ha fatto questo gesto, chi gli sta facendo pressioni, o quali pressioni vuole fare” lo stesso Ad di Atac.

“In Atac ormai la situazione è assolutamente fuori controllo”, gli fa eco il capogruppo Udc in Campidoglio Alessandro Onorato: “Basile faccia capire se questa volta fa sul serio perché non si può andare avanti con quotidiane minacce di dimissioni”.

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