C’è qualche falla nei conti di Acqua Marcia

bellavista-caltagironeL’accordo tra le banche creditrici e il gruppo sul rientro del debito non è stato ancora siglato

ROMA – Dal quartier generale di Lungotevere Aventino dove ha sede la società Acqua Pia Antica Marcia, fanno sapere che le cose stanno procedendo secondo quanto previsto e che l’esposizione finanziaria del gruppo non desta alcuna preoccupazione.

In realtà, nonostante l’ostentazione di grande sicurezza, qualche preoccupazione sembra esserci. A fine marzo infatti ci sarebbe dovuta essere la firma degli accordi tra le banche creditrici e il gruppo di Francesco Bellavista Caltagirone sul piano di ristrutturazione finanziaria e industriale 2011-2015 predisposto dalla banca d’affari Rothschild. Ma la firma ancora non c’è e le trattative proseguono. Alcuni istituti infatti hanno forti perplessità sulla carenza di liquidità, sulle garanzie messe a disposizione dal brillante imprenditore (per la verità un po’ agè) su cui però pesano “diverse’ ipoteche e non ultimo su alcuni fattori contingenti, come la difficoltà di rilanciare i porti in questo momento di crisi dei trasporti. Per queste ed altre complicazioni, alcune banche avrebbero addirittura suggerito di impostare la ristrutturazione all’interno della cornice giuridica prevista dall’articolo 67 della legge fallimentare, che fissa una serie di paletti revocatori anche per le imprese non in amministrazione straordinaria. Altri creditori sostengono invece che il dossier Acqua Marcia non desta alcuna preoccupazione dovendosi solo compiere alcune verifiche sull’indebitamento.

D’altronde l’esposizione debitoria di 960 milioni è imputabile ad una serie di cause straordinarie, tra cui la mancata vendita al fondo Vegagest dell’immobile di piazza dei Navigatori, su cui era stata versata una caparra di 25 milioni non seguita dal saldo pattuito su cui sta per pronunciarsi il Tribunale. Questo incasso mancato, sommato alle criticità con cui procede la vendita dei posti barca del porto di Imperia (il Tar ha da poco sbloccato i lavori dando ragione al costruttore romano) e ad alcune iniziative che non hanno reso come avrebbero dovuto, ha condizionato la gestione finanziaria del gruppo.

Comunque, per rientrare dal debito, Caltagirone ha messo sul piatto il suo patrimonio stimato intorno ai 2 miliardi di euro. L’intenzione è infatti quella di sfoltire gli asset non più strategici, l’alberghiero e l’aeroportuale, mantenendo circa 140 milioni di prestiti per lo stato avanzamento dei lavori e chiedendo contemporaneamente altri 41 milioni di nuova finanza.

Per quanto riguarda la cessione delle partecipazioni alberghiere, la scelta certo non manca, essendo l’Acqua Marcia proprietaria dei più belli alberghi soprattutto in Sicilia. Tra i primi ad essere venduti (e non “svenduti”, come tengono a precisare al quartier generale) potrebbe esserci il Grand Hotel Molino Stuky di Venezia, riaperto appena quattro anni fa dopo un maquillage costato 250 milioni. Su questo, come sulla stessa holding italiana, grava un ingolfamento di pegni di diversi istituti. Ci sarà poi, a decorrere dal 2012, una graduale uscita dal settore aeroportuale. Acqua Marcia cederà la proprietà dei servizi aeroportuali nazionali in un quadro che oggi comprende lo scalo vip dei voli privati a Linate, ma anche Fiumicino, Catania e Venezia. In questo contesto rientrano servizi di handling commerciale in vari scali nazionali per oltre 60 compagnie aeree, per un flusso che supera gli 8 milioni di passeggeri l’anno.

Il core business di Francesco Bellavista Caltagirone, cugino del più famoso finanziere, si concentrerebbe sugli altri due settori per lui strategici: l’immobiliare e i porti turistici. Per quanto riguarda questi ultimi infatti, se mentre da una parte, a Imperia, il Tar ha dichiarato illegittimo e infondato il blocco imposto al porto, ora i ritardi si stanno registrando su quello di Fiumicino. Da giorni decine di lavoratori delle piccole aziende che operano nel cantiere hanno proclamato una serrata (la terza da dicembre) per chiedere il saldo delle spettanze in arretrato da un paio di mesi. Notizia dell’ultima ora è che il rapporto tra l’Acqua Marcia e la ditta appaltatrice del lavori di costruzione al centro delle proteste, la Save Group, è stato rescisso. Si procederà adesso ad una nuova assegnazione per far ripartire i lavori. Ma intanto il tempo passa. In molti si augurano che il “porto della Concordia” di Fiumicino, con i suoi 400 milioni di investimento, sia di nome e di fatto benaugurate per Bellavista.

(Nerina Stolfi)

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