Ipotesi di riassetto per l’Agenzia del Demanio

roma-altoDalla semplificazione dell’assetto allo sfruttamento delle sinergie: è la sfida per il ministero dell’Economia

 

ROMA – Qualora il ministero dell’Economia avesse intenzione di compiere un passo di qualità in avanti a livello di riassetto del settore immobiliare di Stato, in coincidenza con il rinnovo del vertice dell’Agenzia del Demanio (e forse anche di Fintecna), si potrebbero profilare alcune ipotesi attuabili anche in breve termine.

Vi sono infatti diverse opzioni sul tavolo, variamente declinabili, ma tutte accomunate dal medesimo obiettivo: quello di semplificare l’assetto complessivo, sfruttare fino in fondo le possibili sinergie e mettere a sistema le buone pratiche e le competenze esistenti.

La più immediata è quella di procedere a una divisione dell’Agenzia del Demanio, prendendo atto della sopraccitata separazione tra property e asset management, già in atto. In tale prospettiva le attività di property e gestione ordinaria, a partire dal “conduttore unico”, continuerebbero ad essere svolte dall’ente pubblico economico, mentre si potrebbe procedere allo scorporo delle attività di asset, di valorizzazione e, più in generale, dei rapporti con il mercato, che potrebbero essere opportunamente riallocate in un unico contenitore societario, in cui potrebbe confluire Patrimonio dello Stato Spa e eventualmente anche Fintecna immobiliare.

Una newco così composta (che di fatto potrebbe sfruttare l’esistenza di Patrimonio Spa – peraltro a suo tempo voluta proprio dal Ministro Tremonti – senza quindi la necessità di costituire una nuova società e, dunque, anche senza costi aggiuntivi) potrebbe facilmente allargare il proprio campo d’azione e di business, ad esempio offrendo supporto tecnico a comuni, province, regioni per lo sviluppo e la valorizzazione dei rispettivi patrimoni immobiliari, anche ai fini di una attuazione virtuosa del cosiddetto federalismo demaniale.

Vi sono, poi, variazioni sul tema via via più complesse che ruotano intorno alla costituzione di una vera e propria holding del real estate pubblico che, a partire da un nucleo forte, rappresentato dall’Agenzia del Demanio (che dispone degli immobili) o dalla Patrimonio dello Stato Spa (che dispone della struttura, con uno statuto societario particolarmente funzionale), si articoli in una serie di società controllate con mission differenziate: dal property management all’asset management e all’asset placement, dal marketing territoriale alla prestazione di servizi specialistici a terzi (di natura istituzionale o più prettamente commerciale). In tal senso, il processo di razionalizzazione delle società di Stato che fanno capo al ministero dell’Economia e delle Finanze potrebbe allargarsi ulteriormente, con un occhio all’altra grande cassaforte del Tesoro: la Cassa Depositi e Prestiti, già coinvolta, peraltro, sul versante immobiliare con l’housing sociale e, in parte, con lo stesso federalismo demaniale.

Non è dato al momento sapere su quale di queste ipotesi cadrà la scelta o se alla fine, a causa della grande incertezza politica, si rinvierà tutto a tempi migliori. Certo che, in occasione del cambio di vertice dell’Agenzia del Demanio sembrerebbe quanto mai opportuna da parte di via XX Settembre, una scelta che non abbia ad oggetto prioritariamente un mero avvicendamento di poltrone, ma che porti, in un’ottica di medio-lungo periodo, a un efficace riassetto di una parte del sistema pubblico in grado di esprimere ancora notevole potenzialità.

 


 

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