Le politiche agricole al tempo di Romano

ministro-romanoCon l’arrivo del coordinatore del Pid il ministero inserisce il turbo. I primi provvedimenti affrontati nel nuovo corso

 

ROMA – Dopo settimane di voci, veti e smentite, alla fine Saverio Romano, segretario nazionale del Pid (Popolari Italia Domani) è riuscito a sedersi sulla poltrona del ministero per le Politiche Agricole che, in un singolare gioco di inversioni, era stata del leghista Luca Zaia che l’aveva lasciata per andare a guidare il Veneto, e poi di Giancarlo Galan, che proprio alla testa di quella regione aveva preceduto il governatore del Carroccio.

Senza perdere tempo, Saverio Romano ha iniziato a lavorare pancia a terra su tutti i dossier aperti. “Sono salito su una Ferrari in corsa”, ha esordito il neo-ministro, che come primo atto ha chiuso il dossier sull’aceto balsamico a dimostrazione che non sarà un ministro del Sud ma di tutto il Paese. I temi che ha trattato in nemmeno un mese sono tantissimi e vanno dagli Ogm, ai temi caldi dell’agricoltura (ha incontrato già molte delle associazioni di categoria), senza disdegnare digressioni e interventi a 360 gradi spaziando dal caso Parmalat, alla nascente Agenzia per la sicurezza alimentare, all’Unesco per la dieta mediterranea e, da siciliano membro di Governo, prendendo posizione sull’emergenza immigrazione.

In parallelo e con la stessa lena, Romano ha provveduto da subito a costruire la sua squadra di lavoro. Praticamente dal giorno successivo alla sua nomina al ministero come suo braccio destro è arrivato Antonello Colosimo, che ha sostituito come capo di Gabinetto Giuseppe Ambrosio (per cui si ipotizzava in quei giorni un possibile approdo al corpo Forestale o alla Corte dei Conti). Colosimo vanta uno sconfinato e prestigioso curriculum istituzionale e professionale. Ha ricoperto infatti una molteplicità di incarichi, da dirigente del ministero del Lavoro, a capo della Segreteria particolare del ministro dei Lavori Pubblici, e poi dirigente generale e membro del Consiglio Superiore dello stesso Ministero, capo di Gabinetto e direttore generale al ministero delle Comunicazioni, vice alto commissario vicario per la lotta alla contraffazione, e poi ancora sostituto delegato al controllo dell’Agenzia Spaziale Italiana e presidente del Collegio dei revisori dei conti dell’Università di Roma Tor Vergata.

Alla segreteria tecnica, Romano ha chiamato Giovanni Randazzo, mentre Alfonso Lo Sardo è il nuovo portavoce e capo ufficio stampa in sostituzione di Franco Miracco che occupava il ruolo nella gestione Galan. Restano invece vacanti, per ora, il ruolo di vice capo di gabinetto, di segretario particolare e di capo della segreteria particolare.

Una sorpresa, anche se in qualche modo annunciata, intanto potrebbe essere dietro l’angolo. Nelle immediatezza della designazione di Saverio Romano, tra i più entusiasti si era dimostrato Vittorio Sgarbi, che aveva rivelato di essere stato lui “a convincere Berlusconi che Romano era la persona giusta per l’agricoltura”, in grado di “dare consapevolezza all’agricoltura” e, di conseguenza, “tenere in gran conto il nesso fra cultura e agricoltura”. Tanto che, ha ironizzato lo stesso Sgarbi, “sarebbe lecito apportare una leggera modifica al ministero, non più dell’Agricoltura, ma dell’agri-cultura”.

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