Non c’è crisi nel settimo anno di Benedetto

papa-sliderDopo qualche polemica, negli ultimi tempi si assiste ad una “salutare virata” nella ricezione pubblica del pontificato

 

CITTÀ DEL VATICANO – Domani, martedì 19 aprile, il pontificato di Benedetto XVI entra nel suo settimo anno, quello che secondo gli adagi di un tempo metteva in crisi i matrimoni. Papa Ratzinger non sembra troppo condizionato dalle pur lievi e innocenti simbologie cabalistico-popolari: il vecchio pontefice (ha compiuto 84 anni sabato scorso) va incontro al futuro e non appare preoccupato. Si è già smarcato tante volte dagli accigliati profeti di sventura che si dilettavano ad anticipare raffazzonati bilanci fallimentari della presente stagione ecclesiale.

In effetti c’è stato un tempo, tra il 2009 e il 2010, segnato da una raffica di “casi” (quello della riabilitazione del vescovo negazionista Williamson, la polemica su Aids e preservativo durante il primo viaggio in Africa e poi la devastante emersione degli abusi sessuali del clero) che sembrarono consacrare definitivamente l’immagine di una Chiesa ripiegata sul passato, in balia delle proprie paure e dei peccati dei propri membri, arroccata in posizione di autodifesa e di contrapposizione dialettica nei confronti del mondo.

Ma proprio nel frangente più buio, e anche grazie all’umiltà serena di papa Benedetto, si è assistito ad una salutare “virata” anche nella ricezione pubblica del pontificato. Con passo lento, senza clamori e fanfare, il Papa bavarese ha archiviato l’immagine della Chiesa come cittadella assediata dai complotti. Ha letto anche le devastanti notizie sulla pedofilia del clero come un caso di “persecuzione dall’interno” riservata alla Chiesa dai peccati e dalle miserie degli stessi uomini di Chiesa.

Se si guarda indietro all’ultimo anno, la rassegna di eventi e iniziative che hanno scandito i giorni di papa Benedetto suscita impressione. Mentre intorno a lui rumoreggiavano grottesche le lotte tra cordate ecclesiali, papa Ratzinger tra le altre cose ha mandato alle stampe due best seller da milioni di copie, come il libro-intervista “Luce del mondo” e la seconda parte del suo “Gesù di Nazaret”. Ha approvato le nuove leggi per favorire la trasparenza della finanza vaticana e allineare la Santa Sede agli standard internazionali contro il riciclaggio. A settembre ha raccolto stima e simpatie inattese nel suo viaggio in Gran Bretagna. Lo scorso 27 marzo, alle Fosse Ardeatine, ha ricordato come vescovo di Roma venuto dalla Germania la ferita inferta alla Città Eterna dall’eccidio nazista, nel luogo dove “è stato offeso Dio”.

Se si guarda avanti, anche i mesi a venire appaiono disseminati di occasioni in cui Benedetto XVI potrà di nuovo offrire al mondo la sua testimonianza di pastore umile che non parla di sé, non mette al centro della scena se stesso, ma suggerisce a tutti che è lo stesso Gesù a rendere sempre nuova la Chiesa e la ricchezza della Tradizione. Il primo maggio, papa Ratzinger proclamerà beato il suo grande predecessore polacco. Poi visiterà Venezia e Aquileia, incontrando tutti i vescovi del nord-est. Entro giugno porrà mano alla “madre” di tutte le nomine ecclesiastiche diocesane, scegliendo il successore del cardinale Dionigi Tettamanzi alla guida della Chiesa ambrosiana.

E poi, ancora, ci sono in programma la Giornata mondiale della Gioventù a Madrid (16-21 agosto), il terzo viaggio nella sua Germania (22-25 settembre), la seconda trasferta in terra d’Africa, con la visita apostolica in Benin (18-20 novembre). Mentre l’incontro interreligioso convocato ad Assisi il 27 ottobre – nel XXV anniversario dell’analoga iniziativa promossa da Giovanni Paolo II nel 1986 – renderà ancor più evidente il distacco con i gruppi tradizionalisti verso cui lui ha pure mostrato paziente sollecitudine pastorale.

(Gianni Valente)

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