Yayoi Kusama, un’artista eclettica alla Gagosian Gallery

kusamaA Roma l’82enne artista giapponese che vuole cercare di dare significato alle complessità della modernità

 

ROMA – A Roma vengono presentati in questi giorni, alla Gagosian Gallery, i più recenti lavori di una straordinaria artista giapponese, Yayoi Kusama, protagonista leggendaria negli anni Settanta di alcune performance di grande impatto visivo.

Nel 1968 nell’opera “Anti war Naked Happening and Flag Burning at Brooklyn Bridge” aveva scelto il luogo simbolo newyorkese, il Ponte di Brooklyn, per manifestare contro la guerra e il potere e per denunziare la condizione femminile e culturale del Giappone, girando nuda con altri manifestanti, tutti ricoperti di piccoli puntini. Gli stessi che hanno in seguito popolato i suoi quadri e i suoi ambienti, pieni di specchi che ampliano a dismisura gli oggetti in essi contenuti, e che sono diventati la sua cifra stilistica rappresentando il presente dominato dal disorientamento e dal ritorno di pensieri ruminanti.

L’ossessione sul carattere ripetitivo della vita quotidiana, che la Kusama soprannominava “la coscienza di vivere in continuazione”, è alla base anche dei suoi ultimi lavori eseguiti nello studio che la Kusama si è fatta costruire accanto alla casa di riposo in cui vive in Giappone. Oggi viene riproposto il lavoro “Narcissus Garden”, installazione scultorea di centinaia di sfere specchiate sparse a terra che riflettono lo spazio circostante. L’artista aveva presentato questa stessa opera alla trentatreesima Biennale di Venezia in cui, vestita con un Kimono tradizionale, vendeva le sfere richiamando l’attenzione sulle dinamiche commerciali dell’arte.

Opera più recente è “Passing Winter”, che risale al 2005: una scultura in vetro specchiato minimalista che rivela giochi ottici allo spettatore, che può avvicinarsi e spiare attraverso i fori della  superficie luccicante la propria immagine riflessa e quella dei vicini moltiplicata all’infinito. Con “Passing Winter” l’artista dimostra, oltre ai tanti significati simbolici, un autentico interesse per l’arte cinetica e soprattutto una forte aderenza alla cultura pop. Che si nota anche nei vari dipinti esposti e nell’installazione “Reach Up to the Universe, Dotted Pumpkin” del 2010, dove una zucca in alluminio ricoperta di fori circolari mostra un interno laccato di rosso, colore che si ripete nello spazio circostante costellato di specchi.

La dimensione è del gioco, come lo è nella maggior parte delle opere contemporanee che invitano lo spettatore a interagire, ma è anche verso la concezione di un’arte che può dare significato e soluzioni alla complessità del vivere odierno.

(Maria Grazia Tolomeo)

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