Irregolarità nella fornitura di servizi, accertamenti a Roma

asl-romaIn Italia su 42 Asl, in 35 sono state rinvenute irregolarità. A Roma sotto indagine le Aziende sanitarie C, D e F

 

ROMA – L’indagine dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture sugli affidamenti di servizi socio-sanitari ed educativi da parte delle Asl si è conclusa con l’accertamento di numerose irregolarità: su 42 Aziende sanitarie esaminate, a ben 35 sono state chieste delucidazioni su procedure non regolamentari. È quanto si legge in una nota della stessa autorità.

Dai dati raccolti è emerso che molti affidamenti non rientrano nei limiti di importo e di oggetto, per cui sono stati avviati procedimenti istruttori. A Roma, in particolare, sono state trovate irregolarità alla Asl Roma C, Roma D e Roma F.

Per quanto riguarda la Asl Roma C, quella che comprende i municipi VI, IX, XI e XII, l’istruttoria ha riguardato “la procedura concorsuale aperta per l’affidamento del servizio di gestione degli sportelli del Cup, il Centro Unico di prenotazione, mai aggiudicata”, per un valore complessivo di 20 milioni di euro.

L’accertamento alla Asl Roma D, che opera sui municipi XIII, XV, XVI e il comune di Fiumicino, ha riguardato invece il servizio di fornitura pasti,  i centri diurni dei dipartimenti di salute mentale, le attività di supporto per utenti disagiati mentali e il servizio di sistemazione e manutenzione delle aree verdi, per un importo complessivo di oltre 5,5 milioni di euro

Alla Asl Roma F (zone di Civitavecchia, Cerveteri, Bracciano e Capena) sono stati invece richiesti chiarimenti su affidamenti di importi sopra soglia e, in alcuni casi, aventi ad oggetto servizi socio-sanitari.

“A seguito delle numerose tipologie di irregolarità riscontrate – spiega l’Autorità – è stato emanato un atto per richiamare le Asl al rispetto della normativa nazionale e comunitaria”. Rileva l’Asp, in particolare, che “non è consentita la sottoscrizione di una convenzione di anno in anno con la medesima cooperativa per lo stesso servizio, pratica che elude i principi di rotazione ed economicità”. Inoltre, secondo l’Avcp la disciplina regionale che ha consentito a Lazio, Puglia e Veneto di adottare il convenzionamento diretto oltre i limiti della legislazione nazionale “non è da ritenersi legittima”.

L’indagine ha riguardato 291 contratti per un importo complessivo di 311.455.845,76 euro.

Potrebbero interessarti anche