Chi controlla i tre controllori dell’Inea?

inea-sliderChi sono davvero i tre membri dell’organo di valutazione indipendente chiamato a vigilare sull’Ente

 

ROMA – La tanto auspicata riforma del ministro Brunetta per rendere la Pubblica Amministrazione una macchina perfetta in grado di badare a se stessa riducendo gli sprechi e adottando misure di efficienza e trasparenza, mostra qualche falla da non poco conto. Tra i diversi decreti legislativi attuativi infatti ce n’è, ad esempio, uno che prevede la nascita di un nuovo soggetto, il cosiddetto “Organismo indipendente di valutazione della performance” di cui ogni amministrazione deve dotarsi. Fin qui nulla da eccepire, anzi! Un organo autonomo chiamato a controllare e vigilare su un’organizzazione pubblica non può che essere una scelta da lodare.

Ma poi, come a volte capita, vengono fuori alcune anomalie. Esempio lampante è l’Inea, l’Istituto nazionale di economia agraria, il cui presidente è Tiziano Zigiotto, nominato neanche un mese fa da Giancarlo Galan, esattamente l’ultimo giorno in cui rivestiva la carica di ministro dell’Agricoltura. L’ente ha recepito, così come molte altre amministrazioni, la norma della riforma Brunetta nominando, a giugno delle scorso anno, i componenti dell’organismo indipendente di valutazione. La delibera fu firmata dall’ex magistrato Antonio Martone, a suo tempo a capo della Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche, istituita dallo stesso Brunetta. Quel Martone che neanche un mese dopo lasciava la magistratura a seguito dell’inchiesta sull’associazione segreta messa in piedi da Flavio Carboni. Ma questa è un’altra storia.

Quello che qui interessa invece sono i tre membri dell’organo di valutazione chiamati a vigilare sull’Inea, secondo quanto stabilito dal decreto legislativo del 2009 che prescrive “l’indipendenza di giudizio dell’Oivp come una condizione fondamentale”. Ma a ben guardare, nel caso dell’ente di ricerca vigilato dal ministero delle Politiche agricole, le cose non sono andate proprio così.

I tre candidati, nominati dopo un attento esame dei curricula e di un colloquio (si legge nella delibera, ndr) sono: Ida Marandola, Fabrizio Pescatori e Giovanni Succio. Nomi forse che diranno poco a molti. Allora vi diremo qualcosa noi che abbiamo approfondito l’argomento. Ida Marandola è la moglie di Francesco Biava, ex infermiere poi diventato segretario di Alemanno quando era soltanto un deputato. Da quel momento per Biava si sono aperte le porte della politica. In breve tempo diventa prima capo della segreteria di Gianni al ministero dell’Agricoltura, poi deputato eletto in Emilia Romagna e contemporaneamente coordinatore della corrente. Ai tempi dell’incarico all’Agricoltura, Biava riesce a far entrare anche la moglie, Ida appunto, come dirigente a tempo determinato. Successivamente la signora Marandola, coniugata Biava, diventa direttore generale del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (Cra); vince poi un concorso interno e passa al ruolo di dirigente generale. E vissero tutti felici e contenti.

Altra storia, altre vicissitudini per Fabrizio Pescatori. Il quarantasettenne dottore commercialista è stato committente della campagna elettorale per “Alemanno sindaco”. Tra gli incarichi attuali risulta essere tra i sindaci della Fondazione Nuova Italia, che fa riferimento guarda caso al sindaco di Roma, oltre ad essere nei collegi sindacali della Gemma Spa di proprietà del Comune di Roma (è il presidente), dell’Ati, dell’Acea Electrabel e di altre società.

Il terzo ed ultimo valutatore, non certo per importanza, è Giovanni Succio. Commercialista di professione, Succio viene implicato in un processo per corruzione e turbativa d’asta nell’affare della Amiat, l’azienda municipalizzata torinese per la raccolta di rifiuti. Succio è l’a.d. della Vm Press, l’impresa di macchine per il recupero del polietilene, coinvolta nell’inchiesta. L’azienda e lo studio professionale hanno sede a Ovada, in provincia di Alessandria, da cui proviene anche Lino Carlo Rava, ex presidente dell’Inea. Ma forse questa è solo una coincidenza.

La ciliegina sulla torta di tutta questa storia è il direttore generale che gestisce con mano pesante l’ente di ricerca. Alberto Manelli, nominato alla direzione nel gennaio del 2010, è anche lui persona assai vicina al sindaco Alemanno. Nel suo curriculum infatti tra gli incarichi attuali c’è quello di consigliere della Fondazione Nuova Italia, di cui è anche direttore del centro interventi sociali. Andando indietro nel tempo, Manelli è stato anche direttore generale di Buonitalia, la società per azioni vigilata dal Mipaaf. La nomina gli venne affidata nel 2003 quando a via XX Settembre c’era al vertice del dicastero (un’altra coincidenza!) Alemanno.

È opportuno a questo punto solo ricordare ciò che viene espressamente richiesto all’Oivp nel decreto legislativo della riforma della P.A. e cioè che “compito dell’organismo indipendente di valutazione in ogni amministrazione è quello di assicurare le condizioni necessarie per la corretta attuazione del ciclo di gestione della performance. Si tratta di una responsabilità di primo piano nell’attuazione della suddetta riforma”. A questo punto ciascuno potrà trarre le conclusioni che vuole.

(Nerina Stolfi)

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