Settimana Santa o settimana di inutile passione?

tunisini-sliderLa Comunità di Sant’Egidio si scaglia contro il Comune: “Una città senza politiche di accoglienza e umanità”

 

ROMA – La Settimana Santa che riannuncia al mondo la resurrezione di Cristo e la sua vittoria sulla morte rischia di essere ricordata solo come un tempo di inutile sofferenza da parte tanti poveri cristi oggi presenti nell’Urbe, anche a causa di recenti scelte messe in atto dall’Amministrazione di Roma Capitale nei confronti dei Rom e dei profughi in fuga dal nord Africa. La denuncia, vibrante e mirata, proviene dalla Comunità di Sant’Egidio, che ha espresso “stupore, preoccupazione e disappunto” davanti a misure in cui “non si intravede una politica di accoglienza e umanità” all’altezza del ruolo di Roma e delle sue responsabilità nazionali e internazionali”.

Gli operatori della Comunità fondata da Andrea Riccardi denunciano una escalation di sgomberi degli insediamenti Rom che proprio nell’imminenza della settimana più importante dell’anno liturgico cristiano avrebbe creato almeno 600 nuovi senza dimora che vagano per la città senza un posto dove dormire. Tra di essi, interi nuclei familiari con molti bambini piccoli, che hanno prevedibilmente rifiutato lo smembramento proposto loro come unica alternativa, dopo che erano stati smantellati gli insediamenti spontanei dove abitavano, da Lungotevere San Paolo a via Severini all’ex-Mira Lanza. Soltanto mercoledì 20 aprile è stato sgomberato un campo con 270 persone a via del Flauto.

All’indomani della morte dei quattro bambini bruciati sull’Appia, l’Amministrazione aveva effettivamente messo in programma lo smantellamento di “campi abusivi fatti di baracche”, ma era stata anche annunciata l’intenzione di trasferire provvisoriamente gli abitanti in luoghi di accoglienza idonei e degni, come il Centro Assistenza Rifugiati (Cara) di Castelnuovo di Porto. Invece, a detta degli operatori santegidini, alle famiglie sgomberate non è stato proposto il trasferimento in una struttura, ma soltanto la possibilità di dividersi: donne e bambini al Cara, uomini in strada.

Proposta ovviamente rifiutata, con conseguente aumento del numero di nuovi “invisibili” dispersi per strade e quartieri di una città che si prepara alle “prove” del concerto del primo maggio e della beatificazione di papa Wojtyla. Mentre sul possibile arrivo nell’Urbe di profughi provenienti dai Paesi africani affacciati sul Mediterraneo – nota il comunicato di Sant’Egidio – “ci si è affrettati in più occasioni, non solo a mezzo stampa, ma nelle riunioni operative, a puntualizzare che ‘a Roma non devono venire'”.

Per la Comunità con base a Trastevere, le vicende denunciate sono il segno di una gestione politica cittadina non all’altezza del profilo spirituale e storico della città dove risiede il successore di Pietro: “Come cristiani e come cittadini crediamo che questo non possa essere il volto di Roma. Gli sgomberi mostrano l’incapacità di Roma a svolgere un ruolo di guida in una politica dell’accoglienza e dell’integrazione. Sicuramente in contrasto con il carattere di capitale non solo nazionale, ma del cattolicesimo».

(Gianni Valente)

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