Bufera alla Pisana, Polverini contro tutti

polverini-triste-aperturaIl braccio di ferro tra la governatrice e il partito di maggioranza è permanente. L’autonomia della presidente nel nominare quasi ovunque suoi canditati viene mal digerita dai suoi stessi consiglieri. Infine la questione degli accreditamenti delle cliniche private, passata in consiglio per un soffio

 

ROMA – Non è stato facile, ma alla fine la Polverini ha tirato un sospiro di sollievo. Non solo lei. Anche i consiglieri della sua lista civica, quelli del Pdl e il presidente del Consiglio regionale Mario Abbruzzese che ha evitato di restare stritolato tra l’incudine e il martello. Roba da miracolo. Del resto il clima alla Regione Lazio è piuttosto teso. Il braccio di ferro tra la governatrice e il partito di maggioranza è permanente.

È passato un anno dalla vittoria della sindacalista dell’Ugl. A quel tempo sembrava possibile, grazie alla precedente conquista del Campidoglio, la nascita di un vero blocco di potere di centrodestra. Alemanno a Roma, la Polverini nel Lazio: una garanzia, anche per i big locali del Pdl rimasti vittime del pasticcio della lista elettorale mai presentata nella Circoscrizione capitolina che sarebbero potuti rientrare ai vertici di enti e società regionali. Ma la favola non si è conclusa col tradizionale “e vissero tutti felici e contenti”. Tutt’altro.

La Polverini ha mostrato subito una spiccata “autonomia” dai partiti. Ha nominato quasi dovunque commissari (e non semplici presidenti), togliendo la possibilità al Consiglio regionale di scegliere i membri dei rispettivi consigli di amministrazione. È successo nelle Ater di Roma e della sua provincia e in quella di Frosinone, all’Arsial e a Laziodisu. Una manovra che ha indispettito il Pdl. Ma c’è di più. La Polverini ha nominato per decreto anche una quarantina di revisori dei conti delle Asl, benché una modifica normativa approvata nel 2008 abbia trasferito la competenza all’assemblea regionale. Poi è stata la volta della vicenda Cotral, l’azienda di trasporto pubblico. La giunta vorrebbe mandare a casa il Cda, nominato dal centrosinistra nella passata legislatura, ben prima della scadenza prevista per il 2012. L’Udc no, visto che negli ultimi mesi ha conquistato, in seguito a chirurgici riposizionamenti, la maggioranza dei componenti.

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata quella delle elezioni amministrative, che ci saranno tra meno di un mese. In alcuni comuni, Pomezia e Sora in prima fila, la governatrice ha deciso di presentare la “sua” lista e i “suoi” candidati sindaci, sfidando il Pdl. Una mossa piuttosto ardita che è deflagrata in una Regione già politicamente fragile. Non è un caso che il coordinatore del Pdl Vincenzo Piso, in questo momento interlocutore principale della Polverini, arranchi e sia attaccato da più fronti. Mentre il vice Alfredo Pallone, a cui fa riferimento la maggioranza dei consiglieri del Pdl, concentrato sulle province e le amministrative, deve fronteggiare anche i contrasti nel partito. Ma la situazione è esplosiva. Tanto che nel Consiglio di due giorni fa si temeva l’ennesima bufera.

All’ordine del giorno c’era la proposta di legge 167, approvata dalla giunta a febbraio, per semplificare gli accreditamenti delle cliniche private. Un’urgenza, soprattutto dopo il braccio di ferro tra il gruppo Angelucci (i principali imprenditori della sanità laziale) e la governatrice, a causa dei mancati pagamenti dell’ente locale che potrebbero provocare più di 1.400 licenziamenti nelle strutture private. Il terreno migliore per alzare la posta e andare alla resa dei conti. Ma alla fine, nonostante i mal di pancia, è andata bene. Andrea Bernaudo della lista Polverini ha raggiunto l’intesa con i Radicali, che hanno ritirato centinaia di emendamenti; Alessandra Mandarelli, sempre della formazione civica, ha evitato l’ostruzionismo dell’Italia dei Valori; Abbruzzese e il capogruppo del Pdl Fiorito si sono a lungo confrontati fino a trovare la quadra. Alla fine, dopo tensioni e proteste, il provvedimento è passato. Ma l’equilibrio (politico) è ancora lontano.

(Alberto Di Majo)

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