Il vertice Italia-Francia visto da via XX Settembre

sarkozy-berlusconi-aperturaLa presunta sconfitta del ministro dell’Economia Giulio Tremonti dopo l’incontro tra Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy

 

ROMA – È tutta un’altra storia. Mentre in conferenza stampa Berlusconi e Sarkozy applaudivano alla mezza intesa su Schengen e al radioso avvenire dei (costituendi) grandi gruppi industriali italo-francesi, il nostro ministro del Tesoro incassava, con apparente savoir faire, una cocente sconfitta, che stamattina gli opinion makers di casa nostra si sono affrettati a commentare velenosamente.

In effetti aver appreso a vertice già iniziato dell’Opa di Lactalis su Parmalat deve essere stata una sorpresa non gradevole. Ma i commenti che ne sono seguiti sull’elogio del libero mercato contrapposto allo “shopping normativo” di Tremonti sono stati di una tale banalità da offrirgli su un piatto d’argento la risposta più ovvia: “Non abbiamo mai pensato che il nostro intervento legislativo e il Fondo della Cassa Depositi e Prestiti avessero una funzione difensiva. Eravamo convinti – e lo siamo più che mai oggi – che esso debba servire ad aiutare e consolidare le nostre imprese, che nell’attuale dimensione imprenditoriale fanno sempre più fatica a reggere la competizione globale”.

Il fatto che il presidente del Consiglio non abbia voluto, o non sia stato in grado di replicare al Presidente Sarkozy mentre sosteneva che mai e poi mai la legge francese ha impedito la contendibilità di industrie agroalimentari nazionali (memento Danone), è solo una questione di amnesia politica o di strabismo industriale. Resa ancor più stridente dalla contestuale presa di possesso di Edison, la terza impresa energetica del Pese, da parte di Electricitè de France che nelle stesse ore metteva alla porta l’amministratore delegato Quadrino e lo sostituiva con il manager francese Lescoeur.

Nella cordata che si è formata all’insegna del “dagli a Tremonti”, anche il contentino dell’appoggio francese alla candidatura di Draghi per la poltrona più alta della Bce è stato salutato come una sconfitta del ministro del Tesoro. Non siamo gli interpreti autentici del pensiero tremontiano, ma riteniamo che la partenza di Draghi per Francoforte potrebbe essere salutata dall’inquilino di via XX settembre con malcelata soddisfazione.

A parte infatti i riflessi positivi sulla nostra immagine nazionale (di questi tempi assai scarsi), i rapporti tra i due, si sa, non sono mai stati idilliaci e anzi col tempo sono andati peggiorando, con Draghi sempre più loquace e critico nei confronti della politica economica del governo, attraverso esternazioni sempre più frequenti e il Bollettino della Banca d’Italia a fare da controcanto alle decisioni dell’esecutivo.

A tutto ciò si potrebbero aggiungere le mire dello stesso Tremonti sulla poltrona di via Nazionale per il fidato Grilli e si potrebbe pensare ai tappi di champagne se la previsione si avverasse.

Potrebbero interessarti anche