Aumento tariffe treni, consumatori sul piede di guerra

stazioni-italiane-sliderGli aumenti medi, avvenuti “nel più totale silenzio”, si attestano al 7%. Trenitalia: non c’è obbligo di comunicazione

 

ROMA – Una vera e propria impennata silenziosa delle tariffe ferroviarie. È quanto denuncia il Codacons, che ha presentato un esposto all’Antitrust e alla Procura della Repubblica di Roma, chiedendo di aprire un’indagine sugli aumenti tariffari introdotti lo scorso primo aprile e su eventuali carenze di comunicazione all’utenza.

L’incremento sarebbe infatti avvenuto “nel più totale silenzio”, come dimostrano le proteste “giunte da numerosi cittadini che scelgono il treno per gli spostamenti”. La battaglia del Codacons non si ferma qui: l’associazione guidata da Carlo Rienzi annuncia infatti “un ricorso al Tar del Lazio affinché blocchi tali rincari che, di entità tripla rispetto al tasso di inflazione, rischiano di avere ripercussioni pesanti sull’economia nazionale”.

Gli aumenti medi – spiega il Codacons – ammonterebbero al 7 per cento per Intercity, Espresso e Frecciabianca, mentre, per quanto riguarda i treni Alta Velocità, il dato si attesta al 2 per cento. Un aumento confermato anche da Trenitalia, che tramite il proprio ufficio stampa rende noto che “l’incremento medio del 7 per cento è relativo alle tariffe dei treni sotto Contratto di Servizio con lo Stato (Intercity, Intercity Notte, Espressi Notte ed alcuni Eurostar) ed è stato attuato nei termini e nelle modalità previste dallo stesso contratto”.

La corsa al rialzo delle tariffe, secondo i dati diffusi dal Codacons, ha visto il prezzo del biglietto salire mediamente negli ultimi due anni del 20 per cento per i treni Alta Velocità e del 26 per cento per i treni Espresso. L’esempio più significativo lo fornisce Altroconsumo, che sulla faccenda ha pubblicato una recente inchiesta: viaggiare da Milano a Bologna con un Frecciabianca nel 2009 costava 24,50 euro. La stessa tratta, sulla medesima tipologia di treno, costa oggi 30,50 euro. Sull’Alta Velocità l’aumento in due anni è stato invece di 7 euro: si è cioè passati da 35 a 42 euro.

“Si tratta – prosegue il Codacons nel proprio comunicato – di rincari abnormi se si considera che il servizio offerto non ha subito miglioramenti”. Curiosamente, il paragone con le altre realtà europee rimane sullo sfondo, invocato dai consumatori e dalla stessa Trenitalia. E se le Ferrovie dello Stato sottolineano come si tratti comunque di tariffe più basse di quelle in vigore nei principali Paesi europei di riferimento, il Codacons fa notare come “il trasporto ferroviario italiano non garantisca ancora standard qualitativi al livello degli altri paesi europei”. Basti pensare al quadro emerso dall’ultima inchiesta di Altroconsumo relativa alla puntualità del servizio offerto da Trenitalia nello scorso periodo natalizio: in quel frangente, il 57 per cento dei convogli in viaggio è arrivato in ritardo, con picchi del 100 per cento per gli Euronight e i vecchi treni Espresso.

“Stanno facendo di tutto per spremere i viaggiatori”: così, il senatore Elio Lannutti, presidente di Adusbef, che, nell’esprimere il giudizio totalmente “negativo dell’Associazione sulla gestione delle Ferrovie” ha concluso: “Chi non comunica gli aumenti ha qualcosa da nascondere”.

Da parte sua, Trenitalia ha ribadito a Romacapitale.net di non aver “alcun obbligo di comunicazione” nei confronti dei viaggiatori, sottolineando come i rincari introdotti rispondano “alle normali dinamiche inflazionistiche” e opponendo agli aumenti contestati l’introduzione della cosiddetta “Offerta Mini”. La tariffa prevede l’applicazione di differenti livelli di prezzo ridotti (con sconti fino al 60 per cento) sui convogli meno frequentati dai passeggeri. In tutti gli altri casi, rimane la “salatissima” tariffa Base.

(Noemi Trino)

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