Cinecittà e le sue maestranze si mostrano ai romani

cinecitta-mostraPer la prima volta la “Casa dei sogni” apre al pubblico ripercorrendo scene, costumi e set che ne hanno fatto la storia

 

ROMA – Omaggio al grande cinema italiano nella iniziativa “Cinecittà si mostra”, aperta da oggi (fino al 30 novembre) negli Studios di Cinecittà e che potrebbe essere di buon auspicio per la realizzazione di un prossimo Museo del Cinema anche a Roma.

La mostra rende giustizia all’immenso lavoro che ruota attorno alla realizzazione di un film, e Cinecittà ne è la prova evidente con le maestranze, gli artigiani, gli sceneggiatori, i registi, gli attori, le comparse che ne hanno fatto la storia. Si entra nel vivo della mostra attraverso un percorso che ci fa conoscere tutto quello che c’è dietro alla macchina cinema a cominciare dalla sceneggiatura, ai set completi che accompagnano le scene, agli oggetti, ai costumi, alle invenzioni nelle quali riconosciamo, non senza una piccola emozione, particolari di film che hanno fatto la nostra storia.

L’allestimento è “cinematografico”, dagli specchi che, in basso, ingrandiscono e ampiano gli spazi, alle proiezioni che invadono pavimenti, soffitti, grandi schermi, agli effetti speciali, ai ritratti dei grandi protagonisti, alle visioni di produzioni di recenti successi.

Qui hanno lavorato i più grandi registi, e qui hanno lasciato il segno: lo vediamo nella riproposizione dei set dei grandi film degli anni Cinquanta e Sessanta, da Fellini a Pasolini, da Visconti a Sergio Leone a Martin Scorzese, mentre ci appaiono ingigantiti i volti di Anna Magnani, Silvana Mangano, Sofia Loren, Marcello Mastroianni ma vediamo anche la nascita e la conclusione dei lavori di Sorrentino, di Optezeck, di Verdone.

Nel giardino ci appaiono le copie delle statue famose che le maestranze di Cinecittà avevano realizzato per le scene di film memorabili: riconosciamo Paolina Borghese, alcune statue romane, tutte messe lì a ricevere, come in un abbraccio, il mondo del cinema che è giunto in massa per sottolineare il valore culturale di questa celebrazione.

(Maria Grazia Tolomeo)

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