Una montagna di rifiuti potrebbe sommergerci

malagrotta-sliderAncora non individuati i siti che ospiteranno la nuova discarica romana. Polverini: soluzione imminente

 

ROMA – La Regione Lazio ha bisogno ancora di qualche settimana per individuare il sito, o i siti, che ospiteranno la nuova discarica dei rifiuti destinata ad alleggerire i miasmi di Malagrotta, il deposito a ridosso della capitale, da tempo ormai saturo e dalla compatibilità ambientale compromessa. In molti si aspettavano la decisione della Regione per oggi, ma il governatore Renata Polverini ha detto ieri che “servirà ancora qualche giorno. C’è più di un’ipotesi in ballo e stiamo arrivando alla scrematura”.

Sulle opzioni prese in considerazione non ci sono indiscrezioni, fatta eccezione per l’avance della località “Testa di Cane” (seccamente smentita da Polverini), la grande cava dismessa direttamente collegata all’attuale discarica, messa a disposizione dalla Giovi Srl, la stessa società che gestisce Malagrotta. All’assessorato rifiuti della Regione si limitano a dire che non si tratterà di una nuova Malagrotta. Nessuna mega discarica quindi, ma un sito di piccole dimensioni che tenga conto della riduzione dei materiali da conferire in discarica prevista dal Piano dei rifiuti approvato alla fine del 2010 dalla giunta di centrodestra.

In Regione garantiscono che la soluzione del problema è imminente, ma ciò non spegne le polemiche, che l’accompagnano da più di dieci anni. Da quando, cioè, nel 1999 l’Unione Europea ha imposto di conferire in discarica solo i rifiuti “pretrattati”, cioè depurati dalla raccolta differenziata: la direttiva – recepita in Italia solo nel 2005 – nel Lazio viene puntualmente disattesa grazie alla miriade di proroghe concesse dallo Stato. E se a Roma non si è mai giunti alla situazione che da anni sta martoriando Napoli è solo grazie a Malagrotta, la tanto vituperata discarica di proprietà dell’avvocato Manlio Cerroni.

La stessa Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione del ciclo dei rifiuti del Lazio nell’ultima relazione ha messo in luce una situazione disastrosa, fatta di interventi mirati al superamento della contingenza senza che nessuna delle amministrazioni che si sono succedute, di destra e di sinistra, abbia mai messo mano seriamente alla programmazione.

Lo sa bene Maurizio Melandri, del comitato civico Malagrotta, nato in difesa della salute dei cittadini, secondo cui è impensabile continuare ad affrontare il problema rifiuti in questo modo: “La filosofia del Piano rifiuti presentato dalla giunta Polverini, identica, come impostazione, a quella delle precedenti amministrazioni regionali, non risolve il problema. Potranno individuare tutte le discariche che vogliono, magari militarizzando l’area, ma il problema sarà solo rinviato. Nel Lazio non si è mai fatta pianificazione e non esiste una strategia per raggiungere le quote di differenziata indicate dal piano (60 per cento entro il 2011, quando attualmente siamo sotto al 20 per cento secondo le ultime stime, ndr). L’unica vera via di uscita è quella di organizzare, in maniera seria e programmata, una società che non produca rifiuti, o meglio, che produca materiale da riutilizzare e solo una quantità minima di rifiuto, debitamente trattato, da utilizzare per alimentare inceneritori”.

Anche Massimiliano Iervolino, coordinatore del gruppo ambiente dei Radicali Italiani, è sulla stessa lunghezza d’onda: “Non vedo alternative all’orizzonte, mi sembra che si continui a percorrere la sciagurata strada del conferimento in discarica. Si dovrà pur trovare un’alternativa a Malagrotta, ma si deve cercare urgentemente un modo per portare la raccolta differenziata ai livelli europei. Il livello del 60 per cento di differenziata auspicato dal Piano Polverini non è fondato su nessun tipo di seria programmazione e valutazione delle misure che si intendono adottare e pertanto è meramente velleitario”.

Problemi strutturali e organizzativi quindi, che – come ha evidenziato la Commissione parlamentare d’inchiesta – hanno favorito l’infiltrazione della criminalità nella gestione del ciclo dei rifiuti. A volte coinvolgendo anche la pubblica amministrazione, come accaduto nel caso del consorzio Gaia, società sull’orlo del tracollo finanziario, che proprio oggi la Polverini proporrà in giunta di acquisire interamente a capitale regionale.

(Michele Sensini)

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