Tutte le spine nel fianco di Finmeccanica

ElicopterTremonti impone il suo uomo alla guida del gruppo. Conti in rosso nel primo trimestre 2011 per tutti i settori


 ROMA – “Vai in Finmeccanica, fai piazza pulita di tutto il management che ha gestito in questi anni il gruppo e riportalo ad una redditività e ad una reputazione internazionale ormai gravemente compromessa”: deve essere stato più o meno questo il messaggio che il ministro dell’Economia Tremonti ha consegnato a Giuseppe Orsi al momento della sua designazione ad amministratore delegato della Finmeccanica.

Dopo la bufera giudiziaria che ha portato alla luce una serie di loschi personaggi che frequentavano i piani alti di piazza Monte Grappa e di operazioni di riciclaggio e di false fatturazioni (la Procura della Repubblica di Roma starebbe sul punto di chiudere l’istruttoria e non si escludono altri clamorosi colpi di scena), è sembrato questo un modo soft per disarcionare dalla guida del gruppo quel Francesco Guarguaglini che per otto anni, nel bene e nel male, ne è stato il demiurgo indiscusso. Intorno a lui ruotava un gruppo di “fedelissimi” (qualcuno parla addirittura di 300 dirigenti) che ha già preparato le valigie e si appresta a lasciare il palazzo, possibilmente alla chetichella.

Ma le grane che il povero Orsi dovrà affrontare a partire da mercoledì prossimo, quando il Cda lo nominerà ufficialmente alla guida del gruppo, non finiscono qui. Il cahier infatti è pieno di doleances, a cominciare dai conti che nel primo trimestre di quest’anno sono collassati. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, i ricavi sono stati pari a 3,85 milioni, con un ribasso del 5 per cento, mentre l’utile netto del primo trimestre è precipitato a 7 milioni di euro dai 91 milioni di dodici mesi fa. Anche l’indebitamento, pur beneficiando del deprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro, è salito a 4.051 milioni di euro rispetto ai 3.133 milioni del 31 dicembre 2010, con un incremento netto di 918 milioni (+29,3 per cento).

Quel che preoccupa è che la crisi investe trasversalmente tutto il gruppo: il margine operativo lordo del settore aeronautico si riduce dell’88 per cento, passando da 34 a 4 milioni di euro, a causa soprattutto – è detto nelle relazioni aziendali – per i ritardi accumulati dall’Eurofighter; l’energia lascia sul campo un terzo del suo margine (da 31 a 21 milioni), anche se non si tiene conto del recente accordo per la cessione del 45% di Ansaldo Energia a First Reserve; l’elettronica perde l’8,4 per cento per “l’ultimazione di importanti programmi per le forze armate statunitensi”. E le prospettive non sono affatto buone: la controllata americana Drs Technologies, pagata un occhio della testa, soffre per il taglio della spesa militare deciso da Obama; la crisi libica probabilmente farà saltare le commesse ferroviarie da un miliardo di euro acquisite in quel paese da Ansaldo Sts; sfuma per il momento il sontuoso business nucleare preparato per Ansaldo Energia; c’è infine confusione totale nella gestione di Finmeccanica Group Real Estate.

In queste condizioni sembrerebbe contraddittorio il giudizio sostanzialmente stabile di alcuni analisti finanziari che, puntando sul portafoglio ordini già acquisito e sul taglio dei costi, confermano per Finmeccanica, come nel caso dell’agenzia Equita, il rating “buy” e il target price a 11,6 euro (venerdì scorso in Borsa valeva 9,120 euro). Più prudente nelle previsioni è Mediobanca che giudica in discesa i margini nel settore aeronautico e mantiene il rating “underperform” e il target price a 8,5 euro. Unicredit invece è più ottimista e consiglia ai propri clienti di comprare titoli Finmeccanica, avendo fissato il target a 10,90 euro.

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