Boltanski, un percorso nella memoria alla Fondazione Volume

FondazioneVolumeLa nascita e la morte, l’amore e la sua fine: sono i temi di “Sans Fin”, nuova installazione dell’artista francese

 

ROMA – “Sans Fin”: è questo il nome dell’installazione dal grande potere evocativo ed emozionale che Christian Boltanski ha realizzato per lo spazio della Fondazione Volume, in via San Francesco di Sales.

L’installazione di Boltanski, che rappresenterà la Francia alla prossima Biennale di Venezia, invita a entrare nello spazio e a interagire con il fluire del tempo lasciandosi sfiorare dalle grandi foto appese sul soffitto che si muovono e rimandano anch’esse a storie lontane, a incontri casuali, al continuo ripetersi della nascita e della morte, dell’amore e della sua fine. Tristezza ma anche serenità. E una consapevolezza: quella di essere, tutti, compresi nel grande cammino della natura e della storia.

Un lavoro in linea con tutta la produzione del maestro. Artista della memoria e della perdita, la ricerca di Boltanski si concentra nell’ossessione di collezionare oggetti, foto, video, libri, ritratti: tutte tracce di mondi scomparsi, tutti ricordi personali e universali. Il lavoro dell’artista nasce da un rapporto intenso con i luoghi che sceglie per le mostre e che portano il segno di avvenimenti e persone a essi legati.

Nato alla fine del secondo conflitto mondiale da padre ebreo e madre cattolica, Boltanski ha rievocato il mondo della propria infanzia in numerosi lavori, concentrandosi spesso sulla tragedia della Shoah, riuscendo a coinvolgere nella narrazione le persone e il proprio vissuto ma anche il visitatore che, grazie alla sua opera, ne rivive l’esperienza.

Come quello che è accaduto a Palermo, quando nel 2000 all’interno del Monte di Pietà l’artista ha disposto, tramite uomini chiamati “scimmie” per il loro arrampicarsi veloce sulle elevatissime scale, le lenzuola, le federe, la biancheria e gli ultimi pochi beni di chi partiva emigrante.

Sulle camicie, che pendevano numerose dal soffitto di una delle grandi sale, erano proiettate vecchie foto di uomini e donne reperite negli archivi palermitani, in un vortice di storie antiche, di povertà, di perdita, di abbandono, di assenze e di presenze.

(Maria Grazia Tolomeo)

Potrebbero interessarti anche