Dietro la nomina del nuovo Dg dell’Ice

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I movimenti che hanno portato alla nomina di Gabriele Andreetta, ex-consigliere della Camera di Commercio di Asti

 

ROMA – La nomina del nuovo direttore generale dell’Ice, che i rumors del Web attribuiscono all’ex-ministro dello Sviluppo Economico Scajola, si inserisce in quel rapporto privilegiato che lega l’Istituto al sistema delle Camere di Commercio, iniziato quando lo stesso Scajola era Ministro in carica.

Si era partiti con la nomina di Luigi Mastrobuono, ex-segretario generale Unioncamere, a capo di Gabinetto del Ministero; di Giuseppe Tripoli, segretario generale Unioncamere in carica al momento della nomina, a capo del Dipartimento per l’Impresa e l’Internazionalizzazione; di Claudia Bugno, già dirigente della Promos, a capo dell’organismo indipendente di valutazione dello stesso Ministero; di Pierandrea Chevallard, segretario generale di Promos, a consigliere di amministrazione dell’Ice.

Ora la nomina di Gabriele Andreetta, consigliere della Camera di Commercio di Asti, completa in un certo senso quel percorso, lasciando peraltro Confindustria priva di qualsiasi leva di controllo su una materia di diretto interesse delle imprese e delle loro associazioni di categoria. Protagonista, in negativo, di questa ultima scelta è stato proprio il vice presidente di Confindustria con delega all’internazionalizzazione, Paolo Zegna, che nel Cda dell’Ice si è schierato con il suo voto decisivo a fianco del presidente Vattani e del consigliere Chevallard, contro gli altri due consiglieri, Morandini e Barnabò Bocca.

La chiusura di questa vicenda sembra porre fine ad ogni speranza per il rilancio dell’Ice, messo in discussione dallo scetticismo e dai tagli del ministro Tremonti e da tempo privo di una guida politica, prima per le vicende dello stesso Scajola, poi per le dimissioni del viceministro Urso, preposto al settore. Tra le conseguenze più evidenti della latitanza della politica di centro-destra sui temi del sostegno all’internazionalizzazione, si evidenziano la decadenza della delega concessa al governo per la riorganizzazione del comparto e il notevole ritardo (oltre un anno) con cui il ministro dello Sviluppo Economico, per il secondo anno consecutivo, ha emanato le linee direttrici che consentono all’Istituto di redigere i propri piani di intervento e, di conseguenza, di poter operare.

Sembra che ad impedire l’approvazione dei decreti delegati per il riordino del settore sia stato il conflitto di vedute e di interesse tra il ministero di via Veneto e la Farnesina, ma a pagare saranno ancora una volta le imprese che vedono gli interessi della politica prevalere su quelli della crescita economica. Il rinnovo della direzione generale dell’Ice potrebbe tuttavia essere l’occasione per riprendere e portare a compimento quel processo di coordinamento delle strutture italiane all’estero per il sostegno alle nostre imprese che, annunciato col titolo altisonante di “sportello unico”, è rimasto ancora una volta al palo di partenza.

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