Programma Nazionale della Ricerca, tanto fumo e poco arrosto

ricerca-sliderIl piano per il prossimo triennio piace ma non convince. Diana Bracco: “C’è ancora tanta strada da fare”
 

 

ROMA – Presentato neanche due settimane fa a suon di trombe e bandiere dal ministro dell’Istruzione, università e ricerca, Mariastella Gelmini, il Programma Nazionale della Ricerca 2011-2013, non convince e anzi nasconde dietro ai migliori propositi, grosse lacune e profonde contraddizioni. A bene vedere infatti, il lungo documento di 173 pagine, si articola in 14 “Progetti Bandiera”, considerati strategici per la competitività della nostra attività scientifica e tecnologica nei prossimi tre anni. Nulla da dire, anzi: si va da progetti importanti per l’ambiente (la messa in orbita di satelliti per il telerilevamento; la ricerca per il mare), al nucleare (nonostante infatti la moratoria sulla costruzione delle centrali in Italia, l’idea di base del progetto, afferma la nota, è “il rafforzamento del sistema energetico nazionale insufficiente ora, e ancor più nel prossimo futuro, considerata la crescente e inevitabile richiesta di energia”), alla sostenibilità ecologica della nostra economia (come il progetto per la fabbrica del futuro e la valorizzazione dei beni culturali).

Insomma “un piano serio e concreto che va nella giusta direzione e dimostra che il tema della ricerca può giocare un ruolo unificante del Paese”, ha commentato a caldo Diana Bracco, vice presidente di Confindustria per il progetto speciale, Ricerca e Innovazione, aggiungendo però subito dopo come “sul fronte della ricerca e dell’innovazione ci sia ancora tanta strada da fare”. Della stessa idea i presidenti degli enti di ricerca, protagonisti principali del PNR. Sebbene da quasi tutti sia arrivato un plauso all’iniziativa, attesa da tanto, forse troppo tempo, alcune voci si sono levate per sollecitare ulteriori passi in avanti. “Speriamo che il programma di ricerca sia solo un primo passo – sottolinea Enrico Saggese, presidente dell’Agenzia spaziale italiana – perché ha tutte le carte in tavola per avere successo ma dovrà ancora crescere”.

quadro-progetti-bandiera“I progetti bandiera del Programma – spiega Luciano Maiani, presidente Cnr – avranno un grande impatto per il Paese. Il loro lancio è un atto di coraggio. Tuttavia, le risorse vengono soprattutto dagli enti di ricerca che dovranno, volenti o nolenti, riorganizzare i loro bilanci per mettere in conto queste nuove iniziative. Speriamo – conclude Maiani – che se ne aggiungano altre”. Stabilizzazione dei fondi, è quanto chiede Roberto Petronzio, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare: “Progetti del genere – spiega – hanno bisogno di stabilità e garanzie di finanziamento negli anni. Per esempio bisogna evitare ipotesi di tagli lineari sui fondi agli enti che potrebbero mettere a rischio questi progetti. Dobbiamo stabilizzare quindi i fondi anche per poter aspirare ad attrarne altri dall’estero”.

D’altronde quella delle risorse messe in campo dal programma è una delle spine nel fianco più evidenti. La ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica sono costrette a celebrare le nozze coi fichi secchi. La tabella finanziaria all’interno del Programma non delinea infatti un vero e proprio piano pluriennale di spesa, ma si limita ad indicare “le risorse attualmente disponibili nel bilancio del MIUR, per il finanziamento degli interventi e delle azioni previste nel PNR”. Tra le disponibilità indicate nel piano per complessivi 6.257 milioni di euro, la metà (ben 3.060 milioni di euro) non sono altro che le risorse del PON Ricerca e Competitività, già destinate dalla programmazione europea agli interventi nelle Regioni della Convergenza (Campania, Sicilia, Puglia e Calabria) per il triennio 2011-2013. Dunque nessuna novità. La restante parte delle ipotetiche disponibilità sono risorse che già sarebbero nel Foe (Fondo ordinario di finanziamento degli enti di ricerca) e dunque già nelle loro dotazioni attuali. Non c’è dunque neanche qui un solo centesimo di euro aggiuntivo

Se ne ricava che i 14 “Progetti Bandiera” saranno finanziati con i soldi che gli Enti pubblici di ricerca dovranno sottrarre alle altre attività. Si tratta di fondi cospicui: il 15% del budget degli Enti interessati. I risultati netti sono due: da un lato i 14 progetti sottrarranno risorse ad altre attività di ricerca, magari già in atto; dall’altro determinano una forte centralizzazione delle decisioni in materia scientifica. Il Ministero con il PNR sottrae potere di scelta agli Enti e lo avoca a sé. Non è questa la tendenza in Europa, dove l’autonomia della ricerca è un valore molto rispettato.

Il secondo punto, non certo meno importante, è che obiettivo del Piano è quello di aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo puntando a raggiungere quota 1,5% del Pil, il che sarebbe già un notevole risultato considerato l’attuale 1% di partenza. Ma se ci si limita a cambiare titolo agli stanziamenti senza aggiungerne di nuovi il prodotto finale non cambia. L’Italia resterebbe dunque il fanalino di coda dell’Unione Europea nella spesa complessiva per R&S, come lo è oggi, dopo la Spagna e poco prima di Turchia e Romania.

(Nerina Stolfi)

 


IL DOCUMENTO: Il Programma Nazionale della Ricerca 2011-2013

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