All’Ispesl, ormai soppresso, c’è ancora vita

ispeslSoppresso l’Istituto, il sub-commissario Sacerdote resta in carica continuando a percepire un lauto stipendio

 

ROMA – Un’interrogazione presentata di recente dal senatore dell’Italia dei Valori, Stefano Pedica, ha per oggetto una stranezza, se così la vogliamo chiamare, dell’Ispesl, l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, soppresso nel maggio 2010, con un decreto legge in un’ottica di risparmio e ottimizzazione delle risorse, le cui funzioni sono state trasferite all’Inail.

La stranezza in questione è la seguente. Nell’aprile 2008 il Presidente del Consiglio con un decreto legge prevedeva che Antonio Moccaldi, già presidente dell’Ispesl, e Umberto Sacerdote, già direttore generale dell’Istituto, venivano nominati rispettivamente commissario straordinario e sub-commissario, al fine di assicurare la continuità della gestione dell’ente, nelle more dell’insediamento degli organi ordinari di amministrazione. Nello stesso decreto veniva infatti previsto che i due restassero in carica per un periodo massimo di sei mesi a decorrere dalla data del provvedimento. Con successive ordinanze i mandati venivano via via prorogati fino al 2009 quando, testualmente, si legge che “il periodo di scadenza del commissariamento dell’Ispesl è stato prorogato, senza termine, fino alla nomina dei nuovi organi dell’Istituto”.

Si arriva così al 2010 quando l’organo tecnico-scientifico veniva definitivamente soppresso per fondersi nell’Istituto per l’assicurazione degli infortuni sul lavoro (Inail). Da quel momento quindi commissario e sub-commissario avrebbero dovuto lasciare l’incarico. L’impegno è stato rispettato dal primo, Antonio Moccaldi alla presidenza dell’Ispesl per 25 anni, ma non dal secondo, Umberto Sacerdote. Anche lui infatti avrebbe dovuto abbandonare la carica, così come previsto dal decreto, in un’ottica di ottimizzazione e risparmio delle risorse. Ma Sacerdote continua a tutt’oggi a rimanere in sella al vertice dell’organo, nonostante non ci sia più necessità di avere un sub-commissario a vegliare su un istituto che non esiste più.

Sacerdote continua infatti ad usufruire degli uffici, delle attrezzature e a percepire un lauto stipendio annuo, che risulterebbe ammontare ad oltre 300.000 euro. Il senatore Pedica chiede pertanto ai ministri del Lavoro e dell’Economia se non ritengano necessario, una volta verificati i fatti in questione, rimuovere Umberto Sacerdote dall’incarico ricoperto senza più alcuna motivazione.

(Nerina Stolfi)

Potrebbero interessarti anche