Studio della lingua italiana, boom tra tedeschi e americani

lavagnaI giovani tra i 18 e 25 anni provenienti da Germania e Stati Uniti sono il nostro primo mercato di riferimento

 

ROMA – Arrivano dall’Europa occidentale, dalla Germania e dalla Gran Bretagna, ma anche da Stati Uniti e Giappone. Sono gli studenti che ogni anno scelgono di trascorrere un periodo di studio della lingua italiana nel nostro Paese frequentando i corsi promossi dagli istituti dell’Assocazione Scuole di Italiano come Lingua Seconda (Asils). La nostra lingua è uno strumento indispensabile di cultura, società, mobilità e turismo, conferma la presidente dell’Asils Francesca Romana Memoli: “Oggi, come non mai, si confermano la popolarità e l’interesse verso l’italiano: siamo fra i cinque idiomi più studiati al mondo, pur non essendo la nostra una lingua che riveste grande importanza sociale ed economica”. A testimonianza di ciò, prosegue, “è utile ricordare come negli Stati Uniti l’italiano è l’unica lingua europea in crescita nelle scuole, in Russia si scelebra l’anno della lingua e cultura italiana mentre in GIappone sono oltre 80mila coloro che studiano l’italiano presso le 120 scuole e università che ne prevedono l’insegnamento”.

Gli interessi culturali rimangono sempre lo stimolo principale per la frequenza dei corsi, seguiti, anche se in leggera flessione, dai viaggi di natura turistica; crescono, invece, le ragioni legate a fattori personali, di studio o lavoro. I principali interessati allo studio dell’italiano rimangono gli studenti, seguiti dagli impiegati, dai pensionati, dalle casalinghe e dai religiosi, con una permanenza media di 4,5 mesi e un giro d’affari, solo per il Lazio, di circa 5,5 milioni di euro (23 milioni di euro in tutto il Paese).

studenti-lingua-italiana-lazio2Proprio nella nostra regione gli studenti arrivano in prevalenza dalla Germania (oltre il 13 per cento), dagli Stati Uniti (11 per cento), dal Brasile, dalla Francia, dalla Svizzera e dalla Russia. “La lingua italiana – si legge nel Rapporto presentato oggi a Roma – esercita un fascino particolare soprattutto fra i più giovani e in particolare sul gentil sesso: degli iscritti ai corsi, infatti, la componente femminile rappresenta la quota maggioritaria con il 68,1 per cento, contro il 31,9 per cento degli studenti di sesso maschile”. Per quanto riguarda le fasce d’età, inoltre, il target principale è quello compreso fra i 18 e i 25 anni cui si aggiunge quello fra i 26 e i 35, mentre cresce, soprattutto negli ultimi anni, il numero di over 50.

Non solo lezioni frontali, ovviamente: la nostra lingua viene infatti studiata anche attraverso la musica, il canto, le visite guidate, le escursioni, i giochi e il teatro, in grado di far avvicinare anche coloro che si trovano lontano dall’età dell’apprendimento, come gli immigrati lavoratori. “L’insegnamento della lingua italiana è strumento per l’integrazione, è una condizione indispensabile” ha commentato il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti.

“Se non c’è la lingua – ha aggiunto – non c’è la possibilità di favorire il dialogo e l’integrazione. Non si tratta della sovrapposizione di una lingua sull’altra ma di una parità indispensabile”. Proprio per questo – sottolinea la presidente Memoli – è indispensabile una cabina di regia permanente con attori istituzionali, enti accademici e settore privato.

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