Il vescovo di Roma va a Venezia

benedetto-xvi-sliderBenedetto XVI si prepara a visitare Aquleia, Mestre e Venezia: un viaggio di particolare rilevanza pastorale

 

ROMA – Sabato e domenica il vescovo di Roma si trasferisce nel nord-est ad alta densità leghista. Aquileia, Mestre e Venezia saranno le tappe del ventiduesimo viaggio in Italia realizzato da Benedetto XVI in sei anni di pontificato. Sarà di fatto la prima visita pastorale del Papa bavarese alle Chiese del Triveneto: finora Benedetto XVI si era recato nelle regioni del nord-est solo per partecipare al Convegno nazionale della Chiesa italiana svoltosi a Verona nell’ottobre 2006 e durante i due periodi di vacanza estiva trascorsi a Lorenzago di Cadore nel 2007 e a Bressanone nel 2008.

“Tu conferma la nostra fede”: questo lo slogan scelto per la visita del Papa, che riecheggia la frase con cui Gesù affidò a Pietro il compito di confermare nella fede i suoi fratelli. Il pomeriggio di sabato 7 maggio ad Aquileia il Papa incontrerà i rappresentanti delle diocesi d’Italia, Slovenia, Croazia, Austria e Germania nate da quell’antica Chiesa madre – il Patriarcato di Aquileia – che per secoli ha esteso come entità politico-ecclesiastica la sua giurisdizione da Mantova a Ratisbona, da Zagabria a Salisburgo, fino a lontane diocesi dell’Ungheria ora scomparse.

“Basterebbero questi dati – ha scritto il patriarca di Venezia Angelo Scola, con la sua consueta apertura di visione strategica – per dare l’idea della vastità dell’area in cui il nostro nord-est affonda le proprie radici”. A detta del porporato brianzolo “intorno all’asse Aquileia-Venezia e al suo glorioso passato può nascere un nuovo nord-est, che sembra avere oggi un decisivo compito: favorire l’incontro tra oriente e occidente in continuo fermento e i Paesi inquieti del Sud che si affacciano al Mediterraneo”.

Il clou del tour papale sarà proprio la visita alla sede patriarcale di Venezia. L’ultima volta che un Papa è passato per il Canal Grande è stato nel 1985. Allora, come ha notato Alberto Laggia su “Famiglia Cristiana”, la Lega non si chiamava ancora Nord, gli stranieri residenti erano meno di uno su cento e la cortina di ferro impediva ancora a quelle terre di tornare a essere crocevia di popoli e culture. La secolarizzazione già mordeva anche il Veneto “bianco”, l’ex “sacrestia d’Italia”. Ma i matrimoni con rito civile erano pochissimi, e all’ora di religone nelle scuole partecipavano praticamente tutti.

Benedetto XVI troverà una realtà profondamente mutata e non facile da decifrare. Dove la locomotiva economica nordestina è alle prese con la crisi globale. Dove sentimenti xenofobi si diffondono e prendono di mira anche le iniziative di carità e accoglienza sostenute dalle diocesi e dalle comunità parrocchiali. Dove i processi di decristianizzazione non cancellano un diffuso sentimento di identificazione col cattolicesimo, oggi cavalcato con tinte identitarie anche dai leader leghisti: “Il Veneto confermerà al papa le proprie radici cristiane, cattoliche in particolare” ha dichiarato qualche giorno fa il presidente della Regione Luca Zaia.

La visita non sarà priva di aspetti e circostanze “di colore”, come la “papamobile leggera” fatta costruire ad hoc dal comune di Venezia per non rovinare la pavimentazione di piazza San Marco o la “Dogaressa”, l’elegante maxi-gondola di proprietà del Comune di Venezia guidata da quattro gondolieri esperti vogatori, che verrà usata per traghettare papa Benedetto XVI lungo il Canal Grande nel breve tragitto da San Marco alla Basilica della Madonna della Salute. Le misure di sicurezza, soprattutto dopo l’eliminazione di Osama Bin Laden, saranno eccezionali, con tanto di sommozzatori in Laguna e cecchini appostati sopra ai tetti.

Non mancano anche implicazioni di politica ecclesiastica: il patriarca Scola è notoriamente in pole position per la successione al cardinale Tettamanzi alla guida dell’Arcidiocesi di Milano. E le Chiese del Nordest – da cui nel Novecento sono venuti ben due papi, San Pio X e Giovanni Paolo I – attendono che la loro rilevanza trovi riscontro anche a livello delle alte gerarchie: a tutt’oggi, dei 23 cardinali italiani con diritto di voto in un eventuale conclave, neanche uno è nato e cresciuto in Triveneto (l’arcivescovo emerito di Torino Severino Poletto, pur di origini trevigiane, ha vissuto tutto il suo cursus ecclesiastico in Piemonte, fin dagli anni della formazione).

(Gianni Valente)

Potrebbero interessarti anche