Tesi e malintesi del federalismo demaniale

ministero-economiaLa Conferenza Stato-Regioni respinge l’elenco dei beni trasferibili agli enti locali di scadente qualità e valore

 

ROMA – Il federalismo demaniale, annunciato con grande spolvero dal governo centrale, rischia di abortire prima ancora di nascere. La Conferenza Stato Regioni infatti, dopo aver esaminato la cosidetta “white list” dei beni di proprietà dello Stato trasferibili agli enti locali, ha respinto ieri al mittente, cioè al Demanio, l’elenco con grande sdegno, sostenendo che gli immobili indicati erano per lo più roba di scarto, di nessun valore né artistico né commerciale (la lista completa dei beni del Lazio è pubblicata nella tabella seguente).

L’aspetto paradossale della vicenda è legato al fatto che quell’elenco è stato redatto dal Demanio attenendosi strettamente alle disposizioni contenute nel decreto legislativo n.85 del 2010. In buona sostanza, esclusi i beni immobili di valore storico artistico (che pure possono essere trasferiti agli enti territoriali, a determinate condizioni e con procedure ad hoc), sono stati censiti innanzitutto “gli immobili appartenenti al patrimonio pubblico in uso, per comprovate ed effettive finalità istituzionali, alle Amministrazioni dello Stato che hanno chiesto espressamente l’esclusione dal trasferimento agli enti locali”. È la “black list”. Tutti gli altri beni pubblici sono trasferibili.

Ma – si obietta – salvo rare eccezioni, ci sono solo terreni agricoli, appartamenti, magazzini, ruderi fatiscenti, e così via! E’ vero, ma se il ministero del Tesoro a via XX Settembre o quello della Pubblica Istruzione a viale Trastevere sono abitati, se il carcere di Regina Coeli è occupato dai detenuti, se alla caserma Podgora di via Garibaldi ci sono i Carabinieri, che colpa ne ha il Demanio? L’Agenzia infatti si è limitata a registrare lo stato di fatto di ogni singolo immobile pubblico e ha redatto di conseguenza, così come gli prescriveva la legge, la lista dei beni suscettibili di trasferimento e quelli no. In ogni caso, trattandosi di una procedura aperta, con successivi provvedimenti anche immobili oggi inseriti nella “black list” poterebbero essere espunti e portati nella “white list” e quindi potenzialmente trasferiti agli enti territoriali. La protesta dunque della Conferenza unificata non sembra avere gran fondamento e in ogni caso avrebbe sbagliato il destinatario.

Non tiene peraltro nel dovuto conto che comunque in quell’elenco non possono, e fortunatamente non devono essere compresi i beni storico-artistici per i quali il legislatore ha fissato rigidi paletti e speciali procedure per l’eventuale trasferimento ad un ente locale. In base infatti ad uno specifico accordo tra il ministero dei beni e delle attività culturali e il Demanio, sono state definite “le procedure operative […] per il trasferimento agli Enti territoriali di beni immobili appartenenti al patrimonio culturale dello Stato, tramite specifici accordi di valorizzazione e dei conseguenti programmi e piani strategici di sviluppo culturale”. Un esempio di good practice in questo senso può essere il progetto a cui stanno cominciando a lavorare congiuntamente il Mibac, il Demanio e il Comune di Procida per il riutilizzo del vecchio carcere.

 


IL DOCUMENTO: l’elenco dei beni trasferibili nel Lazio

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