Billè assolto per Confcommercio, condannato per Enasarco

sergio-bille-sliderLa condanna per corruzione durante l’intermediazione per l’assegnazione del patrimionio immobiliare Enasarco

 

ROMA – Condannato a tre anni di reclusione l’ex-presidente della Confcommercio Sergio Billè. È quanto stabilito oggi dalla V sezione penale del Tribunale di Roma. Secondo la sentenza è stata provata la responsabilità penale per l’accusa di corruzione, riguardo il ruolo di intermediario che lo stesso Billè avrebbe svolto per l’assegnazione del patrimonio immobiliare dell’Enasarco. Per lo stesso episodio sono stati condannati, sempre a tre anni, l’ex-presidente dell’istituto Donato Porreca e l’ex-consulente Fulvio Gismondi. Cadute invece le accuse nei confronti degli altri imputati, tra cui il figlio dell’ex-presidente di Confcommercio, Andrea Billè, per appropriazione indebita, infedeltà patrimoniale, false fatture, occultamento di scritture contabili e insider trading.

Le dichiarazioni a caldo dei legali di Billè, Titta e Nicola Madia, improntate a piena soddisfazione per l’esito del giudizio di primo grado, hanno suscitato nel primo momento un certo sconcerto, poi chiarito in un successivo colloquio diretto con Romacapitale.net. “La soddisfazione nasce dal fatto che il nostro cliente è stato prosciolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, da tutti i capi d’accusa attinenti alla sua presidenza di Confcommercio. Quelle accuse, particolarmente infamanti per Billè, riguardavano una presunta sottrazione di fondi della Confcommercio, un’impropria destinazione delle risorse destinate alla presidenza, la vendita a Ricucci di un immobile in via Lima a Roma”.

Da queste accuse il Tribunale lo ha pienamente scagionato.”Siamo soddisfatti per la sentenza – dichiarano a Romacapitale.net i legali di Billè – poiché ha riconosciuto che il nostro assistito ha esercitato la sua carica e gestito i fondi di Confcommercio nell’esclusivo perseguimento degli scopi della confederazione e dei suoi associati. Ci apprestiamo a proporre appello in merito alla condanna per corruzione, che peraltro verrà condonata con l’indulto e cadrà in prescrizione tra sei mesi. Questa sentenza conferma – concludono gli avvocati – che i processi si celebrano nelle aule di tribunale e non sui giornali o in televisione, dove si distruggono le persone, con verdetti sommari, senza difesa”.

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