L’Agenzia che fa acqua da tutte le parti

acqua-sliderL’Agenzia sulle risorse idriche dovrebbe regolamentare tutto il settore. Ma l’autorità esiste già dal 2006, con scarsi risultati

 

ROMA – I referendum del 12 e 13 giugno che, oltre al legittimo impedimento e al nucleare, chiedevano di fatto l’abolizione della legge Ronchi sulla privatizzazione dell’acqua ora sembrano in bilico. E qual è il motivo di questa riapertura della discussione? Il nuovo organismo di regolazione del settore che il governo ha inserito nel decreto Omnibus sullo sviluppo. L’Agenzia nazionale di vigilanza sulle risorse idriche, a cui vengono affidati compiti di regolazione anche tariffaria dell’intero settore e di difesa degli utenti, dovrebbe in pratica ridisegnare le regole del gioco.

Dal fronte governativo si nega vibratamente che l’intenzione del legislatore sia quella di impedire che i cittadini si esprimano sulla proprietà di un bene essenziale che appartiene alla collettività. Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, usa toni trionfalistici: “L’istituzione dell’Autorità per l’acqua rappresenta un grande traguardo a difesa di tutti i cittadini e della risorsa. Ci saranno più garanzie per gli utenti e per l’ambiente, più poteri regolatori sulle tariffe e sanzionatori contro ogni possibile abuso”. Il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia è ugualmente soddisfatto, ma un po’ meno diplomatico: “Il referendum non è superato legalmente, ma lo sarà nei fatti”; come dire, non lo possiamo abolire ma lo possiamo “depotenziare”.

Sul fronte opposto lo schieramento è ampio e articolato: si va dai promotori dei quesiti referendari (che hanno raccolto un milione e 600mila firme) al gruppo dei Verdi che per bocca di Angelo Bonelli critica la strategia governativa che “prende in giro gli italiani e viola la Costituzione”, dalla Cgil di Susanna Camusso (“Serve una mobilitazione della politica e della società civile per impedire il decreto-imbroglio con cui il governo vuol far saltare il referendum sull’acqua”) ad uno schieramento politico che va dal Fli all’Udc al Pd e agli altri partiti della sinistra.

L’arbitro dello scontro è già designato e non può che essere la Cassazione, che potrebbe essere chiamata ad esprimersi nuovamente sulla validità dei due referendum sull’acqua (oltre che su quello del nucleare). A meno che… a meno che il presidente della Repubblica, tirato per la giacchetta da più parti, non firmi la norma sull’Agenzia dei servizi idrici (eventualità giudicata dai costituzionalisti assai improbabile).

societa-acquaA prescindere tuttavia dalle intenzioni di Napolitano, sembra comunque impossibile che un collegio che ha giudicato ammissibili i referendum riveda il suo giudizio in virtù di una nuova norma che non innova affatto la situazione quo ante. Occorre infatti sapere che un’autorità di controllo del settore idrico in Italia esiste già dal 2006, opera regolarmente, presenta una relazione annuale al Parlamento, esprime pareri e risoluzioni su tutta la materia. Si chiama Conviri, che sta per Commissione nazionale di vigilanza sulle risorse idriche, ha un presidente di nome Roberto Passino ed è chiamata a “garantire l’osservanza dei principi della legge di riforma dei servizi idrici, con particolare riferimento all’efficienza, efficacia ed economicità del servizio, alla regolare determinazione e al regolare adeguamento delle tariffe, nonché alla tutela degli interessi degli utenti”. Sostanzialmente, come si vede, gli stessi compiti che oggi vengono attribuiti alla “nuova” Authority.

Questo sembra essere l’ennesimo esempio di una cattiva abitudine politica invalsa da qualche anno, secondo cui è sufficiente sostituire l’insegna sulla porta per cambiare le cose. E invece sappiamo che non è così. Quando nacque cinque anni fa il Conviri non si chiamava così, ma “Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche”. Successivamente le stesse competenze, le stesse strutture e le stesse persone furono trasferite, senza nemmeno un pizzico di fantasia, ad un “Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche”.

Altro giro, altra targa sulla porta dopo un anno: siamo nel 2009 e il nome diventa “Commissione nazionale di vigilanza sulle risorse idriche”. La zuppa naturalmente è sempre la stessa. 2011, altro giro, altra corsa: questa volta si chiama pomposamente “Agenzia nazionale di vigilanza sulle risorse idriche”. Sarà un’authority indipendente come le altre, non più alle dipendenze del ministero dell’Ambiente, e cambieranno i criteri di nomina dei membri, ma la musica rimarrà sostanzialmente la stessa.

Sentite che dice, sconsolato, l’attuale presidente del Conviri, Roberto Passino, a Romacapitale.net: “La Commissione di vigilanza che presiedo ha già cambiato tre volte in cinque anni nome e grado di indipendenza. Alla presentazione della nostra ultima relazione in Parlamento c’erano solo sei parlamentari”. Si cambia immagine dunque perché tutto resti come prima? “Ho paura proprio di sì. Si continua a girare intorno ai veri problemi dell’acqua nel nostro Paese senza affrontarli mai”. Da dove bisognerebbe cominciare? “Innanzitutto occorre ascoltare tutti e poi adoperarsi per colmare il solco che oggi divide i gestori dagli utenti. Nel particolare poi, le misure più urgenti da adottare sono la convenzione-tipo con i gestori che consenta di acquisire i finanziamenti bancari necessari agli investimenti, dalla riforma del metodo per calcolare le tariffe, dai nuovi indicatori sulla qualità del servizio per misurare le prestazioni dei gestori”.

Il referendum dunque si farà e se si dovesse raggiungere il quorum gli attuali gestori pubblici si troverebbero ad affrontare gli stessi problemi irrisolti. In caso contrario i big del settore scenderebbero in campo per accaparrarsi un formidabile boccone.

Potrebbero interessarti anche