Il Beni culturali e la governance che verrà

Giancarlo_GalanInsufficienza di fondi, invecchiamento dei dipendenti, politiche sbagliate. Tempi duri attendono il neo ministro Galan

ROMA – Con la nomina di Galan e nei giorni scorsi di Riccardo Villari quale secondo Sottosegretario, il Mibac si appresta a vivere gli ultimi due anni di legislatura che di certo non è stata facile e non lo sarà neanche nella coda finale.

Il recente decreto legge 34, in corso di approvazione definitiva da parte delle Camere, ha permesso di mantenere in vita un ministero che continua a rimanere attaccato alla bombola di ossigeno poiché, nonostante l’invenzione di Gianni Letta di trovare risorse aggiuntive e permanenti per il Fondo unico per lo spettacolo ed in piccola parte per gli interventi di tutela, la quantità di risorse destinate alla cultura continua a rimanere la più bassa in Europa, solo lo 0.19% del bilancio dello Stato.

All’insufficienza di fondi si aggiunge il progressivo invecchiamento dei dipendenti, ormai con una media anagrafica attorno ai 55 anni senza alcun piano di medio periodo di sostituzioni che sta a significare, se non si inverte la tendenza, che l’Italia perderà ad esempio uno dei primati che può vantare nel mondo, cioè il restauro. Questo costituisce un allarme e segnala le gravi responsabilità della politica che nel corso degli anni si è riempita la bocca in maniera bipartisan sulla assoluta centralità dei beni culturali nel sistema Paese, ma poi al dunque non è stata capace di invertire il lento ed inesorabile declino.

In tale contesto ad esempio il Governo non avrebbe dovuto nominare un altro Sottosegretario al Mibac, oltre a Francesco Giro, poiché al di là della scelta fatta, su cui sarà chiamato a riflettere lo stesso Galan visto che il suo vice vorrà occuparsi solo della Campania, questo comporta un costo per le esigue risorse del Mibac attorno ai 700 mila euro l’anno, poiché Villari ha diritto ad uno stipendio aggiuntivo a quello di parlamentare di 53.000 euro l’anno, ad una struttura costituita da 7 persone, a un dirigente, a un portavoce, a due autisti, a una Bmw 3000 e ovviamente a tutti i costi necessari a svolgere il ruolo di numero due unitamente all’altro Sottosegretario. Con queste risorse il Ministero poteva tenere in vita dieci musei e almeno a tre Soprintendenze. Se sommiamo anche il costo del Sottosegretario Giro i numeri naturalmente aumentano.

Ma il giudizio negativo sul Mibac non è soltanto nostro poiché in queste ore la Corte dei Conti ha tracciato un giudizio severo al limite della bocciatura delle politiche riferite almeno all’ultimo triennio, anche se c’è da dire che anche i periodi precedenti non sono esenti da critiche. La Corte infatti individua tre filoni di carattere generale su cui esprime critiche molto pesanti quali:

1 – Troppe riforme organizzative che hanno più volte mutato l’assetto del dicastero, rallentando o addirittura bloccando l’attività istituzionale delle strutture periferiche.
2 – Troppi commissariamenti attraverso la c.d. decretazione di protezione civile, come nei casi della Domus Aurea e delle aree archeologiche di Roma/Ostia Antica e Napoli/Pompei. Peraltro per la Domus Aurea si è arrivati al caso-limite poiché contemporaneamente gestita dalla Soprintendenza, dal commissario delegato ad hoc e dal commissario delegato per la realizzazione degli interventi urgenti nell’area di Roma.
3 – Scarsa capacità di spesa dovuta ai troppi passaggi tra centro e periferia e mancanza di trasparenza.

C’è da dire che in passato c’è stata l’assoluta deresponsabilizzazione di larga parte della dirigenza centrale e periferica scelta secondo logiche politiche che vedono ai vertici Soprintendenti in carica che non hanno mai superato un concorso pubblico, come nel caso di Sgarbi, ma anche di Vodret, Garibaldi, Fozzati, Guerriero, Parente e l’elenco è lunghissimo, secondo i desiderata e le responsabilità di tutti i Ministri che si sono succeduti in questi anni.

Il ministro Galan nelle prossime settimane dovrà sottrarre tempo ai suoi impegni di caccia per dedicarsi al restyling del Mibac poiché dovrà sciogliere nodi importanti, come ad esempio il Capo di Gabinetto poiché l’attuale titolare Salvo Nastasi è dato, seppur a settimane alterne, in uscita ed è alla ricerca di una nuova collocazione poiché il ritorno all’incarico di Direttore Generale per lo spettacolo dal vivo gli starebbe stretto visto il ruolo che ha recitato nel triennio con Bondi.

Un’altra figura importante, quale l’attuale segretario generale Roberto Cecchi, inizialmente dato per confermato, negli ultimi giorni si vede minacciato dall’ascesa del direttore generale Antonella Recchia che gode di grande considerazione da parte di Galan per il modo in cui ha gestito “l’affaire Sgarbi”. Peraltro Cecchi ha sul suo capo almeno tre casi spinosi dall’esito incerto viste anche le indagini della magistratura, come la storia del crocefisso attribuito a Michelangelo, acquistato per oltre tre milioni, portato in Vaticano e in giro per il paese come una delle scelte più importanti del Mibac e oggi chiuso in uno scantinato del polo museale fiorentino (con gli storici dell’arte che in via riservata sostengono si tratti della più grossa “bufala” in cui sia incappato il Mibac), o il caso della Commode, per finire all’accordo relativo al Colosseo dove lo Stato non ha saputo valutare la reale portata di una operazione che poteva essere di gran lunga più conveniente per le casse del Mibac.

A questi “infortuni di percorso” si aggiunge anche la circostanza che il direttore regionale della Calabria, Francesco Prosperetti, già dg del Lazio, ha vinto un ricorso che gli attribuisce il posto da direttore generale Centrale e non sono pochi quelli che vedrebbero di buon occhio la promozione di Antonella Recchia a segretario generale, il ritorno di Francesco Prosperetti alla direzione generale dei beni architettonici, del paesaggio e del patrimonio storico artistico e una collocazione diversa per l’arch. Cecchi.

Nel frattempo torna ad un ruolo operativo anche il prof Giuseppe Proietti che è stato nominato dall’assemblea degli azionisti Amministratore unico di Ales la società che avrà un ruolo fondamentale nei prossimi anni quale braccio operativo del Mibac poiché non è imbrigliata nelle regole della burocrazia pubblica. La nomina di Proietti è stata fortemente avversata dal Roberto Cecchi a dimostrazione che nella governance della burocrazia del Mibac è in corso una lotta furibonda ed i colpi bassi sono sempre più veementi.

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