Roma e Milano dialogano sugli “irripetibili anni Sessanta”

rotella-SLIDERLA CRITICA. A Roma una mostra con 170 opere dedicata alle interazioni culturali tra la Capitale e Milano 

ROMA – Chi l’ha detto che Roma e Milano debbano essere sempre contrapposte, nella storia come nella cultura? C’è stato un periodo, definito “irripetibile”, in cui le due città sono andate a braccetto culturalmente: quello degli anni Sessanta. Un periodo recente della nostra storia culturale caratterizzato da un’immagine vitale e propositiva. E per celebrare questo periodo apre domani a Roma a Palazzo Cipolla, sede del Museo della Fondazione Roma, “Gli irripetibili Anni ’60. Un dialogo tra Roma e Milano”: una mostra che intende raccontare il ruolo fondamentale delle interazioni culturali tra la Capitale e il capoluogo lombardo, con oltre 170 opere di artisti del calibro di Lucio Fontana, Alexander Calder, Gianni Colombo e Pietro Consagra.

“Abbiamo voluto raccontare un periodo – spiegano gli organizzatori – attraverso una mappatura delle energie creative, dell’attività delle gallerie, delle occasioni promosse dalle istituzioni pubbliche, delle proposte dei nuovi gruppi sperimentali attivi in quegli anni, tra quadri e sculture, passando dalla tabula rasa del monocromo alla sperimentazione ottica e cinetica, dal Nouveau Réalisme alla Pop Art”.

La mostra ospita oltre 170 opere create in un periodo, quello successivo al 1945, in cui l’Italia usciva dalla Seconda Guerra Mondiale e, se da una parte continuava a patire le conseguenze delle distruzioni, dall’altra cominciava ad assaporare il benessere che avrebbe portato, entro poco, al boom economico tra il 1958 e il 1963. In quegli anni Roma vive un’esaltante stagione in cui la cultura di massa incide non solo nel contesto socio-culturale, ma anche in quello urbanistico; Milano si conferma, invece, la città che incarna dai tempi del Futurismo di inizio secolo i valori della modernità. I due centri, da sempre in competizione, hanno così un’esplosione creativa contemporanea, diventando il motore propulsivo della scena artistica nazionale.

“La mostra – spiegano ancora i curatori – è articolata in quattro sezioni che esemplificano i differenti indirizzi assunti dalla ricerca artistica nel corso del decennio, dall’azzeramento espressivo della monocromia all’impiego di oggetti e immagini nella emergente cultura Pop, dall’internazionalità e la nuova scultura alla sperimentazione tra materialità, segni e figure”.

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Alla fine del percorso espositivo – che strizza l’occhio in particolare alle grandi gallerie d’arte, dall’Apollinaire allo Studio Marconi di Milano passando per l’Obelisco e l’Attico di Roma – una speciale sezione audiovisiva multimediale su grandi schermi aiuta il visitatore a comprendere meglio il periodo storico, attraverso la proiezione di immagini, video, filmati ed interviste inediti: in questo modo l’arte viene messa in relazione con altri settori contigui come giornalismo, letteratura, fotografia, cronaca, teatro, design e moda.

“Con questa mostra – ha spiegato durante la presentazione il presidente della Fondazione Roma Emmanuele Emanuele – vogliamo rappresentare al grande pubblico quello che fu un momento di svolta nella cultura artistica del nostro Paese, un decennio di ricerche d’avanguardia che ha avuto nella scena creativa romana e milanese degli anni Sessanta il proprio epicentro. In quegli anni – continua Emanuele – Roma e Milano erano grandi città-laboratorio dove la vitalità di una società in rapida evoluzione economica e culturale trovava la sua espressione visiva in una scena artistica creativa, dinamica e in grado di recepire e offrire progetti di valenza internazionale”.

La mostra, promossa e organizzata dalla Fondazione Roma con Arthemisia Group e realizzata in collaborazione con il Comune di Milano, Palazzo Reale e la Fondazione Marconi, è visitabile tutti i giorni fino al 31 luglio escluso il lunedì dalle 10.00 alle 20.00 (il costo del biglietto, comprensivo di audioguida, è di 10 euro); dal 7 settembre al 20 novembre, poi, verrà invece trasferita a Palazzo Reale a Milano.

 

 


LA CRITICA: Un tuffo negli anni Sessanta tra fascino, sorpresa e nostalgia di Maria Grazia Tolomeo

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