Piazza Affari e la prima volta di Vegas

vegas-consobLa relazione del presidente della Consob. Il rilancio del mercato azionario tra le priorità strategiche dei prossimi anni

 

 

MILANO – Era molto attesa la relazione che il presidente della Consob teneva per la prima volta a Piazza Affari. I motivi dell’attenzione erano diversi, dalle critiche che avevano accompagnato l’uscita di Cardia dopo sette anni di regno, agli scandali finanziari compiuti sotto gli occhi della nostra Commissione nazionale per le Società e la Borsa, ai rischi sempre in agguato di un ricaduta della “grande crisi” del 2008.

Ebbene, il neo presidente Vegas non si può dire che abbia tradito del tutto le attese. Certo, c’era chi si attendeva una sterzata strategica più forte e chi si aspettava un intervento più operativo e meno programmatico. Ma obiettivamente in quattro mesi di presidenza – per quanto Vegas conosca bene i problemi data la sua cultura personale e l’esperienza parlamentare e governativa – c’era a stento il tempo di leggere le carte.

Qualcosa di nuovo comunque si è sentito, in particolare sulla Borsa, sulle piccole e medie imprese, sulle banche e naturalmente sui poteri regolatori e sanzionatori della stessa Consob. “Potenziare il ruolo del mercato azionario – ha detto Vegas – diviene una priorità”, non solo per una equilibrata patrimonializzazione delle nostre imprese, ma perché con le nuove regole di Basilea 3 sarà inevitabile che il sistema bancario proceda ad un razionamento del credito. In tutto il mondo “i sistemi finanziari più evoluti tendono ad allontanarsi dalla struttura ‘bancocentrica’”. Da noi invece il numero delle società quotate in Borsa nell’ultimo decennio non ha mai superato il numero di 300, con una patrimonializzazione complessiva che dal 47% del Pil nel 2001 è scesa al 27% l’anno scorso. Al riguardo, la Consob si adopererà – è stata la promessa del neo presidente – per ridisegnare un sistema di regole che riduca i costi di quotazione, stimoli l’afflusso del risparmio in Borsa e introduca la distinzione tra un “mercato di base” con prescrizioni minime e un “mercato ad alti requisiti” per le grandi imprese chiamate a rispettare regole più stringenti.

Di sicuro interesse anche il passaggio della relazione di Vegas sui titoli tossici e poco trasparenti. “Rispetto ad alcuni prodotti è giunto il momento di interrogarsi sull’opportunità di vietarne la distribuzione ai risparmiatori”. E’ apprezzabile l’intenzione del presidente, anche se per la verità sono almeno tre anni che ci si interroga su questa opportunità senza mai fornire risposte definitive, neppure a livello del Financial stability board di Mario Draghi. Ancora oggi infatti circolano in Italia titoli derivati, fuori da qualsiasi circuito regolamentato, per 9.137 miliardi di dollari, pari cioè a quattro volte il nostro Pil.

È possibile disinnescare questa mina vagante nel mercato italiano? “Tentare di controllare l’intero perimetro delle attività finanziarie è una scommessa persa in partenza – sostiene sconsolato il presidente della Consob – perché l’innovazione, gli arbitraggi e la dimensione globale dei mercati ne modificano continuamente i contorni. La Consob intende raccogliere questa impegnativa sfida sia in ambito nazionale che internazionale”. Si apprezza l’intenzione, ma se questa non è una dichiarazione di resa, le assomiglia molto.

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