Sette politiche per cinque confederazioni

5_maniRete Imprese Italia rilancia il bisogno di provvedimenti reali per far riparitre la crescita economica

 

 

ROMA – Semplificazione, innovazione, lavoro e welfare, mezzogiorno, Europa, credito, fisco: sette politiche indispensabili per la crescita economica del Paese. È questo il pay-off dell’assemblea 2011 di Rete Imprese Italia a un anno dalla sua nascita. Cinque confederazioni, Confartigianato, Casartigiani, CNA, Confcommercio, Confesercenti, si sono date la mano per intraprendere un percorso comune traendo forza l’una dall’altra, moltiplicando le energie ed i risultati.

All’assemblea il presidente di Rete Imprese Italia, Giorgio Guerrini, ha fatto un bilancio di questo primo anno di vita e stilato una serie di interventi imprescindibili per rilanciare la competitività delle micro, piccole e medie imprese che rappresentano il 94,7% del totale delle aziende italiane, impiegano il 58,5% della forza lavoro e contribuiscono al 60% della ricchezza prodotta nel Paese. Circa 2 milioni e 600.000 imprenditori dell’artigianato, del commercio, del turismo, del manifatturiero e delle costruzione, ovvero la più grande impresa italiana che ha disegnato l’eccellenza del made in Italy. “Ecco l’impresa nel suo insieme – dichiara Guerrini – deve tornare al centro delle strategie di sviluppo del Paese, di provvedimenti reali e concreti per rilanciare il sistema economico”.

La prima di queste politiche si chiama semplificazione che libera gli imprenditori da vincoli e adempimenti che costano oltre i 20 miliardi l’anno. Bisogna poi realizzare, così come indicato dall’Europa, un ambiente a misura delle PMI e dell’impresa diffusa, attraverso nuove politiche per l’innovazione. Allo stesso modo sono necessarie, se si scommette su un futuro di crescita del Paese, politiche del lavoro che, dalla formazione agli ammortizzatori sociali, finalmente affrontino e sciolgano tutti i nodi che oggi bloccano le potenzialità occupazionali e mantengono distanti domanda e offerta.

Modernizzare il mercato del lavoro significa per le piccole imprese in Rete, anche avere un sistema di ammortizzatori sociali che accompagni i lavoratori nelle crisi e che li aiuti con politiche attive a ricollocarsi. Rivedere quindi il modello di welfare, molto protettivo per gli inclusi e di fatto inconsistente per gli esclusi è oggi è senza dubbio un’altra priorità.

Ci sono poi le politiche per il Mezzogiorno. Per far ripartire lo sviluppo del Mezzogiorno bisogna puntare sulle imprese e ripartire dalle risorse e dalle energie che già esistono e valorizzarle. Positivo dunque in questo senso il giudizio sulle disposizioni del Decreto Sviluppo che introducono un credito d’imposta per il Sud ma non è che l’inizio. Nuove politiche per il Mezzogiorno significano infatti migliori infrastrutture, un credito che dia fiducia a chi vuole fare impresa, reti di legalità in grado di collegare e valorizzare le esperienze positive, un presidio del territorio che coinvolga la società civile contro la piaga dell’illegalità diffusa.

Le politiche per la Semplificazione, l’Innovazione, il Lavoro, il Mezzogiorno sono elementi quindi di un quadro complessivo da tenere strettamente legati perché l’Italia possa recuperare terreno in ambito europeo. E proprio le politiche comunitarie rappresentano un altro fronte di impegno sul quale richiamiamo la responsabilità del Governo.
Le Pmi europee sono circa 23 milioni, rappresentano il 99,8% di tutte le imprese europee ed il 67,1% dei posti di lavoro nel settore privato. Pmi ed impresa diffusa costituiscono, quindi, la struttura portante dell’economia reale e dei processi di sviluppo territoriali dell’Unione. Per questo è indispensabile un ‘patto europeo’ per queste affinché ci sia un’attenzione e un’azione più incisive e continuative da parte delle Istituzioni comunitarie. Lo Small Business Act in questo senso è un atto importante ma, ad oggi, poco più che simbolico.

Servono quindi politiche del credito attente alle esigenze del territorio e delle imprese che vi operano per sostenere la crescita dell’economia reale. I modelli astratti come quello che si sta accreditando nell’evoluzione di Basilea 3 finiranno, sempre secondo Guerrini, per causare un ulteriore peggioramento nell’entità delle garanzie richieste alle pmi. Bisogna dunque ricostruire il rapporto tra banche e sistema delle imprese all’insegna della collaborazione e della fiducia reciproca, di cui l’accordo sulla moratoria dei debiti siglato dalle rappresentanze degli imprenditori, dall’Abi e dal ministero dell’Economia può essere un utile esempio.

Un fatto, comunque, è certo. Se i nostri imprenditori non avessero avuto il sostegno del formidabile strumento dei consorzi fidi, probabilmente molti di loro sarebbero stati costretti a chiudere. Nel corso dell’ultimo biennio il volume dei prestiti garantiti dal sistema dei confidi e dal Fondo centrale di garanzia per le PMI è cresciuto in misura estremamente rilevante evidenziando una funzione anticiclica a sostegno dell’economia reale. Ma non si cresce senza la riduzione reale e significativa del peso del fisco, in termini di aliquote e di adempimenti.

La politica fiscale è infatti, su tutte, quella decisiva per restituire fiducia in un rilancio della nostra economia. Tutte le azioni che si possono fare in favore dell’impresa diventano solo “pannicelli caldi” se non si procede con la “madre” di tutte le riforme, vale a dire la riduzione della pressione fiscale. Grandi aspettative dunque nella riforma annunciata dal ministro Tremonti, a cominciare da quel principio ‘dal complesso al semplice’, che fa sperare in una diminuzione dell’enorme mole di norme e adempimenti burocratici che si sono stratificati nel tempo.

Ma non basta. Non si può d’altronde sopportare una pressione fiscale che, in termini reali, è pari ad oltre il 50%! La riduzione di questa pressione è e resta la priorità del Paese, riduzione che deve essere accompagnata anche da quella della spesa pubblica insieme ad una lotta all’evasione da condurre senza pregiudizi.

Le positive misure di snellimento degli adempimenti tributari non esauriscono tuttavia le aspettative degli imprenditori e devono preludere ad una riforma che, mettendo mano all’impianto generale della tassazione, si ponga obiettivi ambiziosi: innanzitutto la riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese e la semplificazione radicale del sistema.

 

 


IL DOCUMENTO:  Scheda_rappresentanza_Rete_Imprese_Italia-1.pdf

Potrebbero interessarti anche