Un tuffo negli anni Sessanta tra fascino, sorpresa e nostalgia

LA CRITICA

 

ROMA – Un tuffo negli anni Sessanta ci viene proposto dalla Fondazione Roma a Palazzo Cipolla e ce ne offre uno spaccato di grande fascino, di vera sorpresa, anche di velata nostalgia. Per un periodo che vide l’arte, la letteratura, il cinema attraversare un momento magico: la cultura italiana si svecchiava, cercava, attraverso l’immaginazione dei suoi artisti migliori, nuove strade aiutata dall’incontro con quelle di altri paesi, con il Nouveau Réalisme francese al quale partecipò anche il nostro grande Mimmo Rotella, o quella americana con la pop che entrava prepotentemente e cambiava il modo di vivere, di pensare, anche di esprimersi coinvolgendo, con una accezione che rimaneva profondamente italiana, il mondo degli artisti.

Momento, questo, particolarmente fervido a Roma con Angeli, Schifano, Festa, Mauri, Mambor, Tacchi, Lombardo, Uncini e per non dire del grande Pascali (presente con un’opera minore), un po’ ignorato in questa mostra forse perché tutto era già stato detto, con grande intelligenza critica, nella bellissima mostra del ’91 a Roma al Palazzo delle Esposizioni da un protagonista della lettura del periodo come Maurizio Calvesi insieme a Rosella Siligato e probabilmente per l’occasione di un rapporto con la città di Milano e con alcuni suoi protagonisti.

Qui infatti c’è una prospettiva molto milanese che vede il giusto trionfo di Manzoni, Fontana (del quale, tra gli altri, spiccano due lavori uno del ’61 su tela argentata e uno del ’66 realizzato con Hisachika Takahashi, poco visti nelle recenti esposizioni), Melotti, Pomodoro, Baj e di una bella rappresentanza degli artisti interessati alla percezione e al movimento, tra i quali Getulio Alviani, Giovanni Anceschi, Grazia Varisco, Gianni Colombo, Bruno Munari.

Anche Schifano del quale si nota un magico monocromo del 1960, e ha una saletta a lui completamente dedicata, è presente con opere, tra le quali “Tuttestelle” che testimoniano il suo avvicinamento alla musica rock e che rappresentano il momento più milanese del suo percorso. 

Brilla invece la presenza di una parte di artisti internazionali che animarono il panorama italiano portando vivacità e innovazioni, da Man Ray, a César, a Villeglé, Yves Klein, agli americani Cristo, Franz Kline, agli inglesi David Hockney, Peter Blake, Richard Hamilton. Completa la rassegna una fantastica teca con i lavori più artigianali degli artisti, piccoli capolavori o interessanti ricerche di un periodo di sperimentazioni anche concettuali.

Foto, filmati, riproduzioni di ambienti su larga scala completano la visione di un periodo che fu fecondo, creativo, aperto alle innovazioni. Sullo sfondo aleggia già la sua fine: arriverà il ’68 e spazzerà via,con la droga e il terrorismo, alcuni dei protagonisti e le illusioni di una trasformazione felice della società

(Maria Grazia Tolomeo)

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