Il quadro completo delle briciole per i siti archeologici

Foro_RomanoCalano le risorse finanziarie stanziate così come gli introiti della vendita dei biglietti di ingresso nei musei

 

ROMA – Nella relazione delle Corte dei conti – sulla quale Romacapitale.net si è già soffermata – si nota come lo stanziamento delle risorse finanziarie per il ministero dei Beni e le attività culturali da parte del governo sia stato via via ridotto in modo trasversale. Se infatti nel 2007 gli stanziamenti ammontavano a poco più di 2 miliardi di euro, nel 2010 non raggiungevano la soglia del miliardo e 800 milioni di euro. Va da sè che le buone intenzioni contenute del Dpef 2008-11, nel quale il governo si assumeva l’impegno della valorizzazione dei beni con l’obiettivo di portare le risorse disponibili all’1 per centro del bilancio dello Stato, sono state completamente disattese.

A ciò si aggiunge che il proposito di utilizzare e valorizzare il bene culturale come efficace strumento di crescita economica e sociale non appare adeguatamente praticato anche a causa dell’assai modesto ritorno economico insufficiente a compensare i tagli di bilancio. Tra le attuali e più significative fonti di finanziamento vi sono gli introiti da incassi per la vendita dei biglietti di ingresso nei musei. Ma anche questi nel biennio 2008-9 hanno subito una riduzione degli introiti del 6,64 per centro, pari a 6,9 milioni di euro, in aderenza all’attuale trend negativo dell’intero comparto turistico. Tra le aree archeologiche italiane più visitate rimane al primo posto per numero di visitatori il circuito Colosseo-Palatino-Foro Romano con oltre 4 milioni e mezzo nel solo 2009, per un entrata complessiva di 30 milioni.

Tra le risorse stanziate dall’amministrazione centrale dello Stato, una gran fetta è destinata alla manutenzione dei siti archeologici. Nel solo 2009 la spesa complessiva dell’attività manutentiva arriva quasi a toccare i 40 milioni di euro tra le soprintendenze di Roma e Pompei e i commissari delegati di Roma, Ostia, Domus Aurea e dello stesso Pompei, dove i commissari hanno realizzato una spesa assai più elevata delle soprintendenze. Nonostante tutti i commissariamenti siano stati revocati a giugno 2010, la Corte dei conti auspica la non reiterazione di tali anomale forme di gestione dei beni culturali, come ad esempio si verificò alla Domus Aurea contemporaneamente gestita dalla Soprintendenza, dal commissario delegato ad hoc, nonché dal commissario delegato agli interventi urgenti. La Corte sottolinea inoltre come la spesa dedicata alla manutenzione dei siti sia cresciuta negli anni e se da una parte questa tendenza è apprezzabile, dall’altra ne denuncia la tardività in quanto di solito intervenuta a danni ormai avvenuti.

Altro aspetto interessante da menzionare sono le giacenze di cassa. Nel 2008  ammontavano a circa 450 milioni di euro, che dopo un anno erano diventati 661. La formazione delle giacenze, se appare paradossale a fronte delle scarse risorse disponibili, può essere ricondotta ad una molteplicità di cause che vanno dal ritardo congenito della messa a disposizione dei fondi, alla lentezza nell’espletamento delle gare per l’affidamento dei lavori e non ultimo dal fatto fisiologico che molte risorse rimangono inutilizzate a fronte di progetti pluriennali la cui spesa procede su base annuale a seconda dell’avanzamento dei cantieri.
È comunque interessante notare nel documento allegato i singoli importi stanziati nel 2009 per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni a Roma e nel Lazio. Il totale messo a disposizione della soprintendenza di Roma è stato di 3 milioni, quello per il Lazio di 1 milione e 800 mila euro.

(Nerina Stolfi)

 


IL DOCUMENTO:  Siti_archeologici_Roma_e_Lazio.pdf

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