Mef in subbuglio dopo i tagli di Tremonti

min.ecoSLIDERI tagli di 103 direzioni provinciali stanno provocando una grossa confusione organizzativa e amministrativa

ROMA – Nella sua foga risparmiatrice bisogna riconoscere che Giulio Tremonti è stato salomonicamente giusto. Infatti nel “potare”, tra urli e strepiti, i bilanci dei vari ministeri non ha risparmiato neppure il suo. Anzi è partito proprio dal Ministero dell’Economia tagliando con un solo colpo di forbice 103 direzioni provinciali in tutta Italia. È vero che il taglio era imposto da una legge di un anno fa, ma fa seguito ad una serie di soppressioni di uffici periferici dello stesso dicastero già avvenute che, come è facile immaginare, hanno creato reazioni molto pesanti nel personale coinvolto.

Sembra infatti che le ristrutturazioni siano state fatte con una certa superficialità. In particolare, la principale imputata per la confusione organizzativa e amministrativa che ne è derivata è stata la norma che lasciava a ciascuno dei circa 3.500 dipendenti delle direzioni territoriali la libertà di scegliere se ricollocarsi nelle locali Ragionerie dello Stato o nelle sezioni provinciali dell’Azienda autonoma dei Monopoli di Stato, destinata a trasformarsi di qui a breve nell’Agenzia dei giochi.

Con quali conseguenze? Che si è determinata nel Paese una situazione “a macchia di leopardo” a seconda di dove gli ex-dipendenti delle direzioni territoriali del Tesoro sono andati a finire. Per essere più chiari: se, come è avvenuto in Sardegna, tutti i funzionari avessero optato per l’Aams i servizi finora forniti dal Tesoro – si tratta di servizi essenziali, quali il pagamento degli stipendi a gran parte dei dipendenti pubblici in loco, del pagamento delle pensioni di guerra, degli indennizzi alle vittime del terrorismo e soprattutto delle procedure amministrative in tema di riciclaggio e antiusura – sarebbero abbandonati a se stessi. Così se anche solo una parte consistente del personale avesse fatto la stessa scelta, quella ricollocata nelle Ragionerie si troverebbe a smaltire una mole di lavoro sproporzionata. Solo nel terzo caso dell’esempio – tutti in Ragioneria – non vi sarebbero stati problemi.

Ma siccome quando si taglia non si può andare tanto per il sottile, anche le Commissioni mediche provinciali di verifica delle invalidità civili sono state accorpate e trasferite nel solo capoluogo di ogni singola Regione, con quale piacere e comodità per i cittadini è facile immaginare. E per non farsi mancar niente, il Comitato di verifica delle malattie per cause di servizio, che ha l’unica sede in via Casilina a Roma, è bloccato dall’inizio di quest’anno per il mancato versamento dei compensi stabiliti. Una bella matassa da sbrogliare per il superministro dell’Economia.

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