Un’Authority non si nega a nessuno

authorities-sliderC’è n’è una per qualunque settore ed in continua crescita. Con un elemento in comune: il lauto stipendio dei dirigenti

 

ROMA – Quante sono, cosa fanno, quanto ci costano le innumerevoli autorità che nel nostro Paese dovrebbero controllare tutto e il contrario di tutto? Crescono ogni anno come i funghi e sono già arrivate al ragguardevole numero di 12: si tratta dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (meglio nota come Antitrust); l’Autorità per la protezione dei dati personali (Privacy); l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom); l’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg); l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture; la Banca d’Italia; la Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali; la Consob; l’Isvap; la Covip; il Garante europeo per la protezione dei dati.  

L’ultima nata ha appena pochi giorni. Si chiama Agenzia nazionale di regolamentazione del settore postale e il suo certificato di nascita porta la data del 29 aprile. In analogia con quanto fanno le sue numerose “cugine” più anziane, ha il compito di stabilire le tariffe dopo la liberalizzazione del mercato, vigilare sulla concorrenza e applicare le eventuali sanzioni. Il bello è che più o meno le stesse funzioni venivano già svolte dalla Direzione generale della regolamentazione postale del ministero dello Sviluppo.

scheda-authorities-italia2Ma si sa, con l’Authority è tutta un’altra storia! Innanzitutto ci sono una sessantina di posti a disposizione con stipendi ben più grassi di quelli di un impiegato statale e poi c’è l’ambitissimo vertice dell’Agenzia, magistralmente descritto qualche giorno fa da Sergio Rizzo, che permette di saldare qualche debito politico e di esplorare nuove prospettive. Il ministro Romani, che si era visto “scippare” una Direzione generale del suo dicastero, pensava quanto meno di piazzare, se non altro per competenza, l’ex dg Mario Fiorentino tra i “magnifici tre” dell’Agenzia. E invece si sbagliava perché alla presidenza è stato chiamato il consigliere di Stato Carlo Deodato, che tanto indipendente forse non è avendo fatto fino a ieri il capo di gabinetto del ministro Brunetta. Gli altri due sono Francesco Soro, proveniente dal Corecom del Lazio e attribuito in quota Rutelli, e Giovanni Bruno, fedelissimo dell’ex ministro di An Mario Landolfi.

Mentre dunque le Authorities crescono e si moltiplicano (la prossima sarà sicuramente quella sulla sicurezza ferroviaria, invocata insistentemente dall’amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti) la Commissione Affari Costituzionali della Camera ha avviato un anno fa un’indagine conoscitiva sulle autorità amministrative indipendenti per tentare di fare chiarezza “sul disomogeneo quadro della disciplina vigente e della sua applicazione”. L’indagine, com’è prassi parlamentare consolidata, doveva finire il 31 dicembre e invece è ancora in corso. L’ultima audizione è del 31 marzo scorso. Di risultati quindi si riparlerà chi sa quando.

Una cosa comunque accomuna tutti i membri delle Authorities italiane: il lauto stipendio. In base a dati non aggiornati infatti, i semplici componenti dei Consigli di vertice percepiscono 370 mila euro l’anno; mentre ai presidenti spettano all’incirca 450 mila euro. I loro compensi sono fissati per legge e rapportati agli stipendi di giudici e presidente della Corte costituzionale, a loro volta legati agli andamenti della retribuzione del primo presidente della Cassazione. Anche alla luce di queste prebende si capisce in parte la spinta alla moltiplicazione delle autorità di vigilanza e l’ambizione a farne parte.

Potrebbero interessarti anche