Al via la successione a Draghi in Bankitalia

papabili-SLIDERAl via il toto-nomine per il successore di Draghi. I cinque candidati, i favoriti del premier e del Tesoro

 

ROMA – Dopo il via libera della cancelliera tedesca Angela Merkel alla candidatura ufficiale di Mario Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea e l’investitura ufficiale di Juncker (ora si attende solo il sì del Parlamento europeo), per il governatore di Bankitalia la corsa verso Francoforte è stata tutta in discesa. Con Bini Smaghi, Grilli, Saccomanni e Visco pronti a intraprendere un’altra corsa: quella al ruolo di governatore di via Nazionale.

Il sì della Merkel (“Mario Draghi è una persona di grande esperienza, è vicino alle nostre idee per quanto riguarda la cultura della stabilità e solidità nella politica economica”) è arrivato dopo quello francese dell’aprile scorso ed è stato considerato da tutti come il passo definitivo che ha portato Draghi a Francoforte.

Con l’appoggio esplicito della Spagna e di altri Paesi europei, la maggioranza a favore di Draghi è stata dunque ben solida. Dietro la decisione finale di Berlino c’è stata certamente la considerazione che gli altri nomi circolati, dall’olandese Wellink al presidente tedesco del fondo salva-stati Regling, non erano abbastanza forti. Qualche incertezza e qualche malumore sono rimasti fino all’ultimo, soprattutto tra i tedeschi, che temevano che un italiano potesse essere una “colomba” più che un “falco” e far perdere, così, il rigore anti-inflazionistico che la Bce eredita dalla Bundesbank.

Draghi, però, aveva dalla sua parte un apprezzamento, a livello europeo, soprattutto per la sua sobrietà, pragmaticità e riservatezza, con ottime credenziali professionali e accademiche. Il suo ruolo sarà essenzialmente quello di tenere sotto stretta osservazione i bilanci dei paesi membri, controllare l’inflazione e comprendere le debolezze e i punti di forza dei mercati finanziari.

In Italia, lo dicevamo, è partito invece il toto-nomine per chi andrà a sostituire Draghi a palazzo Koch. Fino a questo momento sono cinque i nomi in lizza: Lorenzo Bini Smaghi, Ignazio Visco, Fabrizio Saccomanni, Vittorio Grilli e Mario Monti. In stand-by per il momento quest’ultimo in una posizione di superba attesa, Grilli sarebbe il favorito di Giulio Tremonti, che però deve affrontare il nodo del posto nel Consiglio Esecutivo della Bce che bisognerà lasciare ai francesi a seguito della nomina di Draghi.

Si tratta della carica attualmente ricoperta da Bini Smaghi, che dal 2005 ha responsabilità specifica per gli affari legali e istituzionali e per le relazioni internazionali. Il suo mandato dovrebbe scadere nel 2013, ma un gentlemen’s agreement tra i Paesi prevede che, in caso di nomina di Draghi, l’Italia lasci il posto a un francese, come ha d’altronde rimarcato nei giorni scorsi Nicholas Sarkozy.

Una soluzione potrebbe arrivare dalla nomina dello stesso Bini Smaghi al vertice della Banca d’Italia. Proprio la Francia è ricorsa all’analogo escamotage nel 2003 con la presidenza Trichet e il trasferimento di Christian Noyer: se Bini Smaghi sostituisse Draghi, potrebbe infatti rimanere all’interno del consiglio direttivo di Francoforte. Se l’operazione non andasse però in porto e Tremonti dovesse spuntarla, Bini Smaghi potrebbe andare alla Direzione generale del Tesoro, posto attualmente in mano a Grilli. Con qualche difficoltà: i banchieri centrali sono infatti tenuti a non assumere ruoli in qualche misura politici appena lasciato l’Istituto centrale europeo.

“Implicazioni” comunitarie anche sul nome di Vittorio Grilli, che oltre alla carica di direttore generale del Tesoro è presidente del Comitato economico e finanziario (Cef), l’organismo che prepara le riunioni dell’Ecofin e sorveglia l’andamento dell’economia e dei conti pubblici dei Paesi Ue. Una poltrona che secondo il settimanale tedesco “Der Spiegel” potrebbe essere stata usata come moneta di scambio per ottenere il placet tedesco alla presidenza di Draghi e che Grilli sarebbe quindi costretto a lasciare in ogni caso.

A questo si aggiunge il forte sostegno che Giulio Tremonti manifesta per il “professore”. Un endorsement che tuttavia potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, considerati i rapporti poco idilliaci attualmente in corso tra il Superministro e Silvio Berlusconi. L’ostacolo maggiore alla nomina di Grilli potrebbe insomma venire dall’interno della stessa compagine governativa, oltre che da via Nazionale. Sono in molti da quelle parti a volere, dopo l’outsider Draghi, un presidente interno che avrebbe a cuore l’autonomia dell’Istituto.

Tutte credenziali in possesso di Fabrizio Saccomanni, attuale direttore generale di Bankitalia, in servizio a via Nazionale sin dal 1967 e già vicepresidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. Saccomanni potrebbe ottenere il benestare del Quirinale e del governo, ma ha, a suo sfavore, il fattore età. Un governatore più giovane, secondo molti analisti, consentirebbe all’Italia di poter contare fra qualche anno su figure di grande esperienza da poter spendere per altri incarichi di livello internazionale.

Rimane il nome di Ignazio Visco, attuale vicedirettore generale, da sempre in Bankitalia. Proprio Visco è stato indicato nei giorni scorsi quale candidato favorito alla successione dal quotidiano “La Repubblica”. L’appoggio del gruppo di Carlo De Benedetti, storico avversario di Berlusconi, potrebbe provocargli però non pochi problemi, almeno per la carica di governatore.

Che però non è l’unica papabile: il valzer delle poltrone potrebbe essere risolto con una partita tutta interna, che almeno nei piani di Draghi vedrebbe Saccomanni governatore, Visco direttore generale e Lorenzo Bini Smaghi all’interno del direttorio, la plancia di comando dell’Istituto centrale.

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