Si preannunciano novità al vertice del Credito Sportivo

Giuliano_UrbaniL’ex ministro ai Beni Culturali è il favorito alla successione del presidente Cardinaletti

 

ROMA – Il consiglio d’amministrazione dell’Istituto per il Credito Sportivo, la “banca dello sport italiana”, ultimo istituto di credito pubblico riconosciuto dalla Banca d’Italia, è stato sciolto perché il mandato dell’attuale presidente, Andrea Cardinaletti, è scaduto. A giorni si decideranno le sorti dei vertici con il rinnovo delle cariche.

Fin qui dunque nulla di strano, se non fosse che fino a poche ore fa il presidente uscente era l’unico candidato alla guida dell’Istituto. Ora però è uscito allo scoperto un candidato concorrente e la questione si va complicando assai, perché non si tratta di un tecnico (come è Cardinaletti, che proviene dal mondo del credito), ma di un ex uomo politico di grande potere (almeno fino a qualche tempo fa). E’ Giuliano Urbani, co-fondatore di Forza Italia, ex ministro ai Beni Culturali con delega allo sport, ex deputato per diverse legislature ed ex uomo di punta del premier Berlusconi. La corsa alla poltrona, dunque, è per due.

E Urbani sembra il favorito per una semplice ragione. Il “decreto sviluppo” approvato recentemente dal Governo investe anche l’Istituto del Credito Sportivo, il cui capitale è posseduto per circa il 72% da banche private italiane (due delle quali a capitale francese), dalla Cassa depositi e prestiti (circa 22%) e dalla Coni servizi S.p.A. (circa 6%). L’Istituto dovrà adeguarsi al decreto governativo riducendo il numero dei consiglieri di amministrazione da 9 a 5. Bene, i consiglieri fino ad oggi erano così suddivisi: tre in rappresentanza degli istituti bancari privati, tre nominati dal Governo, uno dalla Conferenza Stato-Regioni, uno da Cassa depositi e prestiti e uno dalla Giunta nazionale del Coni.

Ora, in base allo statuto che conferisce natura pubblica all’Istituto, i “sacrificati” sarebbero i rappresentanti delle banche private che, pur detenendo più di due terzi del capitale, dovrebbero rimanere fuori, con la conseguenza che i consiglieri di nomina pubblica sarebbero in maggioranza. E visto che Urbani vanta più di un credito nei confronti dell’attuale Governo e potrebbe svolgere il ruolo di uomo di garanzia per tutti gli azionisti, il passo è breve per arrivare a darlo favorito nella corsa per la carica.

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