La nomina di Varazzani “in naftalina”

massimo-varrazzani-sliderSe la Presidenza del Consiglio non riesce a mandar via il Commissario per il rientro del debito del Comune di Roma

 

ROMA – Repetita, in questo caso, non iuvant. La Presidenza del Consiglio infatti aveva già provato nel settembre 2010 a “dimettere” il Commissario straordinario per la Gestione del Piano di rientro del debito del Comune di Roma, all’epoca Domenico Oriani, per sostituirlo con l’ex-amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti, Massimo Varazzani. La notizia aveva fatto scalpore non tanto per l’avvicendamento quanto per l’entità del compenso riconosciuto al nuovo Commissario (600mila euro annui). Comunque Oriani aveva fatto ricorso contro il provvedimento per insufficienza di motivazioni e il Tar del Lazio gli aveva dato ragione.

Passano poche settimane e il 4 gennaio di quest’anno la Presidenza del Consiglio ci riprova senza nemmeno preoccuparsi di giustificare in maniera più esaustiva i motivi della nomina. Ma Oriani non è da meno e chiede nuovamente al Tar di sospendere l’efficacia del provvedimento di nomina di Varazzani. A quel punto il giudice amministrativo non può che confermare quanto già deciso. Così con ordinanza dell’11 maggio scorso il Tar, “considerato che il decreto del 4 gennaio riproduce le medesime argomentazioni già poste a sostegno del decreto del 22 settembre 2010, le quali non trovano alcun valido fondamento né nella normativa di riferimento né nel decreto di nomina del ricorrente, come statuito chiaramente da questo Tribunale con la sentenza di annullamento del citato decreto e che di conseguenza il provvedimento risulta affetto dai medesimi profili di illegittimità già rilevati nella citata sentenza, né emerge la sussistenza di elementi idonei a legittimare la revoca del precedente incarico”, accoglie la domanda cautelare proposta da Oriani e mette per il momento “in naftalina” la nomina di Varazzani.

Con buona pace del debito del Comune di Roma di cui, come afferma il segretario romano dei radicali, Riccardo Magi, ad oggi non si conoscono né il documento di ricognizione dell’ammontare né lo stato di avanzamento del piano di rientro.

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