Alle case famiglia per disabili i conti non tornano

casa_famiglia_530x400Le rette erogate dal Comune per gli ospiti delle strutture sono meno della metà. La difficoltà di gestione

 

ROMA – Un minuzioso elenco dettagliato di entrate e uscite consegnato al diretto interessato, ovvero il Comune di Roma. La missiva è di ‘Casa al Plurale’, l’associazione che riunisce a Roma 54 case famiglie dove vivono circa 400 disabili, che in vista dell’approvazione di bilancio comunale ha fatto recapitare a tutti i consiglieri una guida che racchiude tutti i costi (vitto, ore di presenza degli operatori, bolletta della luce, benzina del pulmino e l’affitto e il condominio dell’abitazione) di una casa famiglia.

Lo studio evidenzia come le rette erogate dal Comune per gli ospiti delle strutture siano meno della metà di quello che servirebbe. Sfogliando il documento si legge che la vita in casa famiglia per 6 disabili con media disabilità costa 222 euro a fronte di una retta attuale pari a 97 euro, mentre la vita giornaliera per quei pazienti con gravi disabilità il costo sale a 286 a fronte di 127 euro erogate dall’amministrazione comunale.

“Le rette – spiega il presidente di ‘Casa al Plurale’, Luigi Vittorio Berliri – sono ferme a marzo 2007. È stata inoltre disattesa la delibera comunale nella quale era previsto l’adeguamento delle rette all’indice Istat. Il Comune oggi spende per le 54 case esistenti circa 13 milioni all’anno: ne servirebbero esattamente il doppio”, chiude laconico Berliri.

”Abbiamo realizzato questo documento – spiega il presidente – al fine di offrire uno strumento completo, preciso, esaustivo, che chi ha il potere di decidere quanto e come stanziare, potrà utilizzare nella convinzione che la sopravvivenza delle case famiglia romane debba essere inserita tra le priorità inderogabili della nostra città. Il nostro appello, conclude Berliri, è che in vista dell’approvazione del bilancio previsionale ci sia una forte e condivisa volontà politica capace di far stanziare più risorse per un comparto che avrebbe bisogno di uno stanziamento aggiuntivo annuo di almeno tre milioni, in modo che nell’arco dei prossimi quattro anni si riesca a colmare l’attuale gap”.

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