La realtà (elettorale) supera la fantasia

pisapia-sliderIl giorno dopo le elezioni amministrative il Pdl conta i danni. Nel Lazio bene centro-sinistra e Polverini

 

ROMAThe day after, si contano i morti e i feriti, si brinda alla vittoria, si piange sulla sconfitta. Nessuno si azzarda a trarre conclusioni definitive dal voto amministrativo di ieri, ma nessuno si astiene dal dare la propria interpretazione dei fatti. Imperversano su tutti i mezzi di informazione politologi, massmediologi, accademici, intellettuali, sondaggisti a spiegare le cause del mezzo terremoto che ha smentito clamorosamente tutte le previsioni della vigilia.

In questo mare di bla-bla e in attesa dei ballottaggi di fine maggio le uniche cose certe sono la sonora sconfitta di Letizia Moratti (e del suo sponsor) a Milano, la clamorosa affermazione di De Magistris a Napoli, il successo dell’antipolitica targata Grillo e l’evanescenza del terzo polo. I riflessi politici di queste linee di tendenza già si intravedono all’interno dei partiti. Nel Pdl non ci sarà per il momento alcuna resa dei conti (anche se movimenti “carsici” del dopo Berlusconi sono comparsi già da tempo).

Il problema si pone semmai all’esterno, nei rapporti con la Lega che si sente penalizzata da un’alleanza percepita sempre più spesso come un “freno a mano tirato” per i propri obiettivi di consolidamento politico al Nord. Sul fronte opposto le oggettive affermazioni di Vendola, di Di Pietro, di Grillo fanno da sfondo problematico al volto raggiante del Pd. Il commento di Massimo Cacciari (“pensare ad una riedizione dell’Ulivo significa votarsi ad una sonora sconfitta”) sembra il punto centrale su cui saranno chiamati a riflettere già da domani Bersani e compagni.

sindaci-aperturaE adesso che succede a livello nazionale? Tutte le opzioni sono aperte. Il governo supera l’esame parlamentare imposto da Napolitano e tira a campare per i prossimi due anni, mentre si lavora alla costruzione di un nuovo grande centro svincolato dalla Lega. Oppure Berlusconi decide di rovesciare il tavolo e giocarsi le sue ultime chance carismatiche, magari montando nuovi cavalli, per non farsi rosolare a fuoco lento nei prossimi mesi. Oppure ancora, al prossimo inciampo parlamentare il Presidente della Repubblica incarica una figura istituzionale di formare un governo di transizione che contrasti efficacemente la crisi economica e riformi la legge elettorale.

E si potrebbe continuare con altre ipotesi, ugualmente plausibili e suggestive. Può sembrare a prima vista un’esercitazione inutile e speculativa, ma è il terreno su cui invece hanno già cominciato a muoversi tutte le forze politiche, vecchie e nuove, mentre proclamano a gran voce di volersi concentrare solo sui prossimi ballottaggi.

 

LA FOTOGRAFIA DEL VOTO NEL LAZIO

Il dato nazionale, che ha visto un arretramento del Pdl a favore dei candidati presentati dal centro-sinistra, ha un suo riflesso anche nel Lazio, dove si registra un exploit della sinistra, soprattutto in provincia di Roma. E mentre nella roccaforte “nera” di Latina si è evitato il ballottaggio per meno di un punto percentuale, in almeno tre città il duello dei ballottaggi si giocherà tutto dentro agli stessi schieramenti.

In provincia di Roma vittoria schiacciante di Simone Lupi (centro-sinistra) a Ciampino con quasi il 60 per cento delle preferenze, mentre a Genzano, “rossa per tradizione”, andranno al ballottaggio Enzo Ercolani (Pd) e Flavio Gabbarini (liste civiche e Api). C’è poi il caso del “laboratorio” Mentana: qui Mario Barbato (Pdl) s’impone su Altiero Lodi, candidato dell’Udc che gode dell’appoggio del Pd. Fondamentali al ballottaggio saranno i voti della candidata di Sel e Prc, Adelaide Rotolo, che ha preso il 17 per cento. Nessuna sorpresa a Marino, dove il sindaco uscente Palozzi (Pdl) è stato riconfermato. A Pomezia invece il primo cittadino in carica De Fusco dovrà vedersela con il Pdl Celori: con un Terzo Polo (Puggioni) al 17,3% e il Sel di Rosa Alba poco sotto il 10%, il ballottaggio potrebbe portare numerose sorprese. Seconda volta in municipio per Cacciotti (centrodestra) a Colleferro, che evita il secondo turno.

amministrative-laziPer quanto riguarda gli altri comuni, ad Anguillara si impone Francesco Pizzorno del centro-sinistra su Stefano Paolessi, mentre a Campagnano la “polveriniana” Alessandra De Angelis non riesce a spuntarla su Francesco Mazzei. Importante anche il risultato di Egidio Calvano (lista civica) a Valmontone.

Nessuna sorpresa, lo dicevamo, a Latina, dove il Pdl Giovanni Di Giorgi vince, anche se di misura (50,96%) contro Moscardelli del Pd (35,51%) sostenuto da un’ampia coalizione di centro-sinistra. Non sfonda la lista fascio-comunista di Pennacchi appoggiata da Fli, ferma all’1%. Importante anche il risultato di Terracina, dove Nicola Procaccini tra due settimane incontrerà il polveriniano Sciscione, con un derby tutto interno al centro-destra.

Ballottaggio anche a Cassino, dove i cittadini saranno chiamati a scegliere tra Carmelo Palombo del Pdl e Giuseppe Golini appoggiato da Sel, Idv e liste civiche. Derby di centro-destra a Sora, dove Ernesto Terzigni (Pdl) tra due settimane affronterà Di Stefano (Udc e liste civiche).

C’è poi una curiosità: a Vallinfreda, in provincia di Roma, il sindaco è stato eletto con un solo voto di scarto: 122 preferenze per Piero Moscardini, 121 per Pasquina Bencivenga.

Molto soddisfatta Renata Polverini, soprattutto per il risultato di Latina, dove il suo movimento è arrivato all’8,93%: “Città Nuove – ha detto, parlando di risultato oltre le aspettative – è una lista civica formata da persone che sono espressione della società civile e questo porta un elemento di novità”. La presidente è soddisfatta anche per i risultati della sua lista a Sora e Terracina.

Molto contenti anche Udc e centro-sinistra: “L’Udc in provincia di Roma ha moltiplicato i sindaci”, ha affermato Luciano Ciocchetti. “Anche qui, come in tutta Italia, vince la voglia di cambiare, la capacità d’intercettare una volontà di innovazione che oggi è molto sentita e diffusa nella nostra società”, ha poi detto il presidente della Provincia di Roma Nicola ZIngaretti. “Si affermano ovunque – ha aggiunto – la credibilità e le idee dei candidati più capaci di consolidare un rapporto con i cittadini dentro un quadro unitario e costruttivo”.

Deluso, invece, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che denuncia “la mancanza di una classe dirigente periferica”, aggiungendo poi che non tutti i sindaci “erano all’altezza”.

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